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IN QUALI ANNI NACQUE, VISSE, MORÌ E RISUSCITÒ GESÙ CRISTO?

 

Osservazioni o domande?

 

 

1) Punto di riferimento

 

Noi contiamo gli anni a partire dalla nascita di Gesù Cristo. 

Quelli prima della sua nascita vengono chiamati avanti Cristo (a.C.) e quelli dopo la sua nascita vengono chiamati dopo Cristo (d.C.).

La nascita di Gesù segna il punto zero dell'Era Cristiana, il momento in cui finisce l'anno 1 a.C. e inizia l'anno 1 d.C.

Nel contare gli anni, a partire da qualsiasi avvenimento, non c'è posto per un intero "anno zero", perché si dovrebbe riempire tutta la storia di anni non contati. Il primo anno che trascorre si deve inevitabilmente contare come anno 1, partendo da un "punto zero" del tempo, che è l'avvenimento stesso.

È quasi impossibile sbagliare il calcolo degli anni dell'era cristiana, anche di quelli a.C., perché basta partire da oggi e tornare indietro contando i cicli del sole. È questo il riferimento più sicuro.

Gli anni furono contati, al tempo dei fatti di Gesù, in diversi modi.

— In Palestina: dall'inizio del regno di Erode a Gerusalemme, o secondo il calendario ebraico, o dall'inizio dei restauri del Tempio...

— Dagli storici greci: secondo le Olimpiadi, che si svolsero ogni quattro anni in estate, in luglio, dal 776 (o 773) a.C. fino alla 293ª.

— A Roma: secondo i consoli in carica, secondo gli anni di regno degli imperatori, o dalla fondazione di Roma (AUC = ab Urbe condita).

La corrispondenza tra le Olimpiadi e gli anni Dalla Fondazione di Roma (AUC) venne fissata da Marco Terenzio Varrone, che collocò la fondazione di Roma al 21 aprile del 2° anno dopo la 6ª olimpiade, 709 anni prima dell'uccisione di Giulio Cesare, suo contemporaneo. Ma non ci sono pervenuti i suoi scritti sull'argomento. A testimoniare questa corrispondenza è una frase di Censorino che, nel 238 d.C., pubblicò il «De die natali liber» e scrisse: «Quest’anno è il 1014° dalla prima Olimpiade... Dalla fondazione di Roma, invece, è il 991°...». Il primo iniziava il 1° luglio; ma il secondo iniziava il 21 aprile, ancora nell’anno 1013 delle olimpiadi.

Per quanto riguarda la corrispondenza tra gli anni AUC e i nostri, ci sono due dati forniti da Beda il Venerabile (673-735 d.C.), che per primo usò la datazione dell'Era Cristiana fissata da Dionigi il Piccolo (morto nel 526):

— il 693 AUC, corrispondente al 60 a.C., in cui Giulio Cesare divenne console;

— il 4° anno di Claudio, 798 AUC, corrispondente al 46 d.C.

Beda ha così situato la nascita di Gesù al 25 dicembre del 752 AUC.

 

2) Ma il "punto zero" è storicamente esatto?

 

Precisiamo che qui non ci si preoccupa di sapere il giorno esatto della nascita di Gesù, che gli Evangelisti non hanno riferito. Si intende invece scoprire se ciò che è scritto nei Vangeli è storicamente esatto. Anche sul giorno preciso della Natività si può ragionare, ma esso non è decisivo.

La presente ricerca ha già una sua storia. Confidando sul contributo di alcuni studiosi, sono partito sicuro di riuscire a combinare insieme i diversi dati storici che abbiamo, riguardo al periodo di Gesù, spostando avanti di 6 anni la morte di Erode e la fine del suo regno.

Ma un lettore, tenace e meticoloso, mi ha fatto notare diversi punti da correggere, finché mi ha ricordato quanti riferimenti offre Flavio Giuseppe sull'inizio del regno di Erode.

Il successivo contributo di un'altra persona mi ha ricordato che, dopo la morte di Erode, i figli si recarono a Roma per chiedere ad Augusto di risolvere alcune questioni riguardanti il testamento. L'imperatore riunì un consiglio di uomini preminenti tra i Romani e, prima, pose a presiederlo il figlio adottivo Gaio, poi diede la parola ai contendenti. Ora Gaio fu presente per poco tempo a Roma e siamo stati costretti a trovare un periodo in cui poté esserci, in età abbastanza adulta per avere autorità sui notabili romani.

A questo punto la questione si pone così:

  1. il quadro cronologico fornito da F. Giuseppe, per il periodo che va dal 63 a.C. al 33-34 d.C., appare affidabile e abbastanza preciso: porterebbe a concludere che il regno di Erode sia finito nel 4 a.C.;

  2. d'altra parte i dati storici presentati dai Vangeli, compresa la data del Censimento, sono coerenti tra loro e richiedono la presenza di Erode per 3 o 4 anni in più;

  3. inoltre si deve tener presente il momento in cui Gaio Cesare poté presiedere il consiglio per la questione del testamento di Erode.

Esaminiamo ogni cosa in dettaglio.

 

3) I diversi dati consentono una risposta nitida

 

1 - I dati di Flavio Giuseppe:

 

- Erode fu nominato re dal Senato di Roma, su richiesta di Marco Antonio e Cesare Ottaviano, nell'olimpiade 184ª (tra il 44 e il 40 a.C.), essendo consoli Gneo Domizio Calvino, per la seconda volta, e Gaio Asinio Pollione (Antichità Giudaiche, XIV,389); questi consoli sono precisamente quelli del 40 a.C.;

- prese possesso effettivamente del regno a Gerusalemme nell'olimpiade 185ª (Antichità Giudaiche, XIV,487-488), 27 anni (in realtà 26) dopo «la sventura che avvenne sui Giudei al tempo di Pompeo», essendo consoli Marco Agrippa e Caninio Gallo (consoli nell'anno 37 a.C.);

- Erode regnò 37 anni dalla nomina e 34 dall'insediamento a Gerusalemme (Guerra Giudaica, I,665: «...morì dopo aver regnato...»; Antichità Giudaiche, XVII,191: «Regnò per trentaquattro anni dal tempo in cui mise a morte Antigono e per trentasette anni dal tempo in cui era stato dichiarato re dai Romani»).

- nell'Olimpiade 187ª (tra il 1° luglio del 32 a.C. e il 1° luglio del 28 a.C.), anno 7° di Erode a Gerusalemme, si svolse il 2 settembre (Cassio Dione, Storia Romana, LI,1,1) la battaglia di Azio con la sconfitta di Antonio e la vittoria di Cesare Ottaviano (Guerra Giudaica, I,370; Antichità Giudaiche, XV,109.121);

- l'anno 28° di Erode cadeva nell'olimpiade 192ª (tra luglio del 12 e luglio dell'8 a.C) (Antichità Giudaiche, XV,341; XVI,136);

- in seguito, Filippo, figlio di Erode, morì dopo 37 anni di regno nell'anno 20° di Tiberio, ossia nel 33-34 d.C.; sommando i due regni otteniamo 74 (o 72, se contiamo la durata di ciascun regno al modo dei Romani) anni, giusto quelli tra il 40 a.C. (o 38 a.C.) e il 34 d.C. (lo stesso F. Giuseppe sembra mettere in relazione gli anni di Tiberio con l'inizio del regno di Erode).

Di tutti questi fatti, però, F. Giuseppe non fu in alcun modo testimone, perché nacque nell'anno 37 d.C.

Egli copiò tutto da Nicola di Damasco, da Strabone e da altri storici. Così possiamo dire che Giuseppe è d'accordo con gli altri storici e non abbiamo bisogno di ulteriori indagini in tal senso.

Queste date appaiono molto circostanziate, con riferimenti alle Olimpiadi, ai consoli di Roma e con i tempi trascorsi da un fatto a un altro, ecc.

Di conseguenza gli storici pongono la morte di Erode nel 4 a.C. Sembra che tutto converga su questa data.

I Vangeli di Matteo e Luca affermano che Gesù Cristo nacque sotto il regno di Erode e che il re ordinò di uccidere i bambini di Betlemme al di sotto dei due anni, volendo colpire anche Gesù.

Perciò Gesù Cristo dovrebbe essere nato almeno nel 6 a.C, non intorno al "punto zero".

 

2 - I dati dei Vangeli e di altre fonti, coerenti tra loro, situano la nascita di Gesù circa 4 anni dopo.

 

Il Vangelo di Luca riferisce:

—  l’anno 15° di Tiberio, tra luglio dell'anno 28 e luglio dell'anno 29 d.C., quando Giovanni Battista iniziò il suo ministero (Lc 3,1);

—  l'inizio della vita pubblica di Gesù quando egli «era (proprio) sui trent'anni» (Lc 3,23).

Per Luca era facile sapere in quale anno di età Gesù aveva cominciato, e gli storici anche allora erano abituati a riferirsi agli anni precisi delle persone, per cui l'evangelista voleva dire che Gesù incominciò proprio intorno alla data in cui compiva 30 anni. Se ha scritto che la profetessa Anna aveva 84 anni (Lc 2,37), come poteva essere incerto sull'età esatta di Gesù?

Questi 30 anni erano trascorsi interamente. Luca, benché scrivesse per i Romani, era abituato a contare al modo dei Greci.

— il primo censimento che si è svolto quando Quirinio era governatore della Siria.

Gli storici, avendo stabilito, a partire dai resoconti di Flavio Giuseppe, Strabone e Tacito, che Erode morì nel 4 a.C. (750 AUC), non riescono a collegare il censimento ricordato da Luca, quando nacque Gesù, con i periodi in cui realmente Quirinio fu presente in Siria-Palestina.

Esaminiamo la vita di Quirinio:

«Un generale e amministratore romano; nato a Lanuvio (vicino a Roma); morto a Roma nel 21 d.C. Come ricompensa per servizi militari ed amministrativi fu elevato da Augusto alla carica di console nell'anno 12 a.C. Più tardi intraprese con successo una guerra contro gli Omonadensi in Cilicia e gli fu accordato l'onore di un trionfo. Fu assegnato come consulente a Gaio Cesare quando questo giovane, nipote dell'imperatore e adottato come figlio, fu impiegato nella riduzione dell'Armenia per comandare. Fece segretamente la corte a Tiberio, che a quel tempo era soltanto un principe che viveva ritirato sull'isola di Rodi. Dal 6 al 9 d.C. fu legatus Augusti, cioè governatore, in Siria.

Alla morte di Augusto, l'imperatore Tiberio scrisse al senato chiedendo che gli fosse decretato un pubblico funerale. In questa lettera l'imperatore ricordò le attenzioni riservate a lui da Quirinio a Rodi e lo lodò per i suoi buoni uffici, apparentemente nel prevenire in quel momento malintesi tra Tiberio e Gaio Cesare.

Ma per la gente generalmente la memoria di Quirinio non era affatto cara, a causa della sua persistenza nell'accusare sua moglie Lepida, la cui condanna egli fondò sui crimini di adulterio, tentato avvelenamento e comportamento sedizioso, ma che aveva la comprensione del popolo; ed anche a causa della sua sordida avidità, perfino nella maturità (Tacito, Annales, III,48; Strabone, XII,6,3 e 5; Giuseppe, Antichità, XVII,355; XVIII,1.26).

Come conclusione necessaria dei fatti narrati da Tacito, e in considerazione di regole di governo romane, si deduce che Quirinio fu governatore della Siria non soltanto dal 6 al 9 d.C., ma anche al tempo della guerra in Cilicia, probabilmente nel 3-2 a.C., succedendo a Varo (Zumpt, Mommsen, Schlier).

Ramsay data questa prima amministrazione Siriana - non un governatorato, comunque - e la conquista degli Omonadensi nel 4-3 a.C. al più tardi, ma forse prima; e il proconsolato di Quirinio della provincia l'Asia (attestato, egli crede, dall'iscrizione di Tivoli) al più tardi nel 3-2 a.C».

(da Christian Classics Ethereal Library - http://www.ccel.org/s/schaff/encyc/encyc09/htm/iv.vi.xii.htm)

Giuseppe scrive (Antichità Giudaiche, XVII,89): «...Quintilio Varo, che era stato mandato in Siria per succedere a Saturnino come governatore della Siria...».

Saturnino e Volumnio, come governatori della Siria, vengono ricordati per la prima volta da Giuseppe un po' dopo il 28° anno di Erode, intorno al tempo in cui Areta divenne re degli Arabi (Nabatei), ossia nel 9-8 a.C. Poi a Saturnino, non più affiancato da Volumnio, successe Varo. F. Giuseppe non riferisce altri nomi di governatori di Siria fino a Quirinio nel 6 d.C.

Cerchiamo di ricostruire la successione dei personaggi che governarono la provincia di Siria - Palestina in quegli anni:

- a Saturnino, non più affiancato da Volumnio, si abbinò Varo nel 5-3 a.C. (vedere in seguito per lo spostamento di 1 anno);

- Saturnino fu sostituito da Quirinio nel 3 a.C., in conseguenza della vittoria sugli Omonadensi e per quanto detto sopra;

- in seguito rimase Varo (e di nuovo Saturnino);

- poi arrivarono Quirinio e Caponio.

«Quando ci sono legati imperiali in Oriente, i procuratori di Siria diventano semplici governatori e non possono più battere moneta. Anche se in esilio, sappiamo che Tiberio fu legato imperiale a Rodi (lo volle Livia Drusilla per evitargli il ridicolo). Ottenne il titolo non subito, ma dopo sue insistenze (Tiberio va a Rodi nel 6 a.C. e ipotizzo che abbia il titolo nel 4 a.C.) (nel 2 a.C. se ci riferiamo a Velleio, come vedremo). Ecco perché esistono monete di Varo (procuratore di Siria) del 4 e del 2 a.C.; e di Volusio Saturnino (console suffeto di Quirinio nel 12 a.C), del 4 e del 5 d.C. E non ci sono monete dal 4 a.C. al 4 d.C. di alcun procuratore di Siria».

 (Giorgio Faro)

Nella scarsità di notizie emerge però che Quirinio fu in Oriente a più riprese: dal 4-3 a.C. per combattere in Cilicia; nel 3-2 a.C. come governatore di Siria; dall'1 al 4 d.C. come consulente di Gaio Cesare e dal 6 al 9 d.C. di nuovo come governatore.

La notizia del primo censimento e del primo governatorato di Quirinio in Siria ci proviene con precisione soltanto da Luca. La sua testimonianza è da ritenere sicura, ma da sola ci aiuta ben poco a stabilire l'anno di nascita di Gesù Cristo, anzi non si saprebbe in quali anni collocarla.

Luca parla di un primo censimento della popolazione, decretato da Augusto, che si tenne «in tutto il mondo abitato», sotto Quirinio (Lc 2,2), e di un censimento (delle proprietà) che avvenne solo in Palestina, in quanto provocò la ribellione di Giuda (At 5,37). Quest'ultimo è quello ricordato da F. Giuseppe, indetto da Quirinio, troppo tardi per essere avvenuto al tempo della nascita di Gesù. Infatti è situato da Giuseppe nell'anno trentasettesimo dalla disfatta di Azio (Antichità Giudaiche, XVIII,3-4.26), ossia nel 6 d.C. (oppure nel 9 d.C.: vedere in seguito) 

Il Vangelo di Matteo parla dei Magi, venuti a Gerusalemme per cercare «il re dei Giudei che è nato» circa due anni dopo la sua nascita, avendo visto la sua stella in Oriente (Mt 2,1-2.7.16). Erode era vivo e chiese ai Magi informazioni accurate. 

La "stella" che guidò i Magi

Si può tentare una spiegazione di questa "stella", ammettendo che si trattasse di due astri diversi.

I Magi dissero: «Abbiamo visto la sua stella nell’Oriente». L'avevano vista, ma non si muoveva in modo da indicare la strada.

I Magi, personaggi della Persia, seppero che gli Ebrei, che si trovavano tra loro, attendevano il Re dei Giudei. Perciò andarono a cercarlo nella capitale della Giudea. La "stella", nel frattempo, era scomparsa.

Per capire che astro potesse essere, ci viene in aiuto la cometa Hale-Bopp, visibile nel 1997.

Ha avuto origine quasi 5000 anni fa, ai limiti del Sistema Solare, e tornerà nel 4102. Se anche la stella dei Magi fosse stata una cometa di questo tipo, un po' meno visibile di Hale-Bopp, è possibile che nessuno abbia lasciato scritto di averla vista. Solo la nascita di Gesù l'ha resa importante.

Se è entrata in un'orbita solare, la si potrà rivedere quando si avvicinerà di nuovo al Sole, ma potrebbe aver abbandonato il Sistema Solare per sempre.

I Magi videro di nuovo la "stella" uscendo da Gerusalemme, ma non era più lo stesso astro. Li precedette guidandoli per un'ora circa, quanto era il tempo necessario per andare da Gerusalemme a Betlemme, poi si fermò in modo da indicare il luogo dove si trovava il bambino Gesù.

In realtà, però, ho notato che Erode non poté sapere dai suoi scribi e sacerdoti quando era apparsa la stella, ma dovette chiederlo ai Magi: questi l'avevano vista in Persia, ma nessuno l'aveva vista a Gerusalemme. La distanza tra le due località è di un migliaio di chilometri, irrilevante come punto di vista verso il cielo. Nemmeno gli annali cinesi parlano di un qualche astro visto nel 3-1 a.C., mentre ricordano la congiunzione Giove-Saturno nel 7 a.C. Questa era visibile anche in Persia e a Gerusalemme. La stella dei Magi fu vista forse soltanto da loro, fu un segno che li portò al Re dei Giudei. E si trattò di un segno unico, apparso due volte.

Non so se gli astronomi potranno davvero spiegare un simile fenomeno, ma il Cielo può fare questo e molto altro. Ne è un esempio proprio la cometa Hale-Bopp. Infatti apparve nella sua maggiore luminosità un po' dopo il suo perielio (1 aprile), durante la settimana dopo Pasqua, nella notte tra il 4 e il 5 aprile, esattamente nell’anniversario della risurrezione di Gesù (come è spiegato in seguito).

Il Vangelo di Giovanni ricorda i 46 anni dall’inizio dei restauri del Tempio (Gv 2,20), quando Gesù aveva appena inaugurato la sua vita pubblica

L'anno 46° del Tempio, nell'anno 15° di Tiberio, quando Gesù aveva 30 anni, non sembrano compatibili tra loro, se teniamo conto di quello che riferisce Flavio Giuseppe.

Tra l'altro F. Giuseppe, in Guerra Giudaica, I,401, scrive che Erode aveva iniziato il restauro del Tempio nel «15° anno» di Erode; ma in Antichità Giudaiche, XV,380, si corregge e scrive «nell'anno 18°».

Ricordiamo comunque che Luca e Giovanni erano testimoni o avevano vicino i testimoni di ciò che scrivevano, per cui sono molto affidabili.

 

3 - Come trovare l'accordo tra i dati diversi?

 

Giorgio Faro mi ha fatto notare che Erode non poté essere nominato re da Marco Antonio e Cesare Ottaviano, insieme, nell'olimpiade 184ª.

L'olimpiade terminava in luglio del 40 a.C. e in quel momento Antonio era in Oriente.

Mi ha pure ricordato che Augusto divenne console nell'anno 43 a.C.

Infatti in quel momento era alla vigilia del suo 20° compleanno e gli storici romani sembrano concordi nel dire che morì quando aveva quasi 76 anni, nel 14 d.C.

Dal 14 d.C., tornando indietro di 56 anni, si arriva al 43 a.C.

Ma, mentre svolgevamo le ricerche su Gaio Cesare, figlio adottivo di Augusto, abbiamo notato con sorpresa che lo storico Caio Velleio Patercolo ha abbinato l'anno 754 dalla fondazione di Roma ai consoli del 4 d.C.

Velleio situa nel 754 AUC i consoli E. Catone e C. Senzio.

Tacito (testimone del fatto) e Dione Cassio dicono che l'anno 800 AUC venne celebrato sotto i consoli Claudio Cesare Augusto Germanico IV, Lucio Vitellio III.

Ora, tra il 754 e l'800 passarono 46 anni, mentre nella lista dei consoli risultano soltanto 43 anni.

È un punto di vista inatteso, il punto di vista di uno dei  pochissimi storici testimoni di quegli anni, e cambia molti aspetti della cronologia universale.

Velleio visse proprio negli anni di Gesù ed è un testimone prezioso delle cose romane di quel tempo. Da lui è logico prendere il via nelle ricerche.

Scrisse la sua Storia Romana nel 30 d.C.

In effetti, prima di lui nessuno ha potuto scrivere gli avvenimenti del periodo di Gesù Cristo, mentre gli storici successivi, non essendo testimoni diretti, tennero conto dei suoi dati.

A volte li integrarono con ricerche d'archivio, a volte li interpretarono erroneamente, altre volte li tralasciarono, perché,  proprio nel periodo in cui egli scriveva, Tiberio scompigliava la successione annuale dei consoli, fino a perdere le nomine di 3 anni. 

 

Innanzitutto: Velleio ha scritto realmente nell'anno 30 d.C.?

 

a) È importante il riferimento astronomico, direttamente collegabile agli anni dell'Era Cristiana su cui abbiamo controllo immediato.

Come vedremo, Erode il Grande morì dopo un'eclissi di luna e prima della Pasqua successiva. L'eclissi poté essere soltanto quella del 7-8 gennaio dell'1 a.C.

Nei mesi appena successivi i figli di Erode si recarono a Roma da Augusto per definire la questione del testamento. Era presente Gaio Cesare, figlio adottivo dell'imperatore.

Ciò poté avvenire solo nei primi mesi del 13° consolato di Augusto, perché Velleio ha scritto (Storia Romana, II,101) che durante quell'anno Gaio Cesare partì per l'Oriente, da dove non tornò.

Velleio ha pure ricordato (S. R., II,100) che, mentre scriveva, erano passati 30 anni da quando Augusto era divenuto console (per la tredicesima volta), cioè dall'1 a.C., corrispondente all'anno della morte di Erode. Contando il primo e l'ultimo anno, Velleio potrebbe aver scritto nel 29 d.C. Ma in tal caso Augusto sarebbe morto nel 13 d.C. e avrebbe regnato soltanto 54 anni circa, uno in meno di quanto verificheremo in seguito. Infatti Velleio dice (S. R., II,126) : «l'opera (di Tiberio) di questi sedici anni...».

Quando poi Velleio ha voluto essere più preciso, ha scritto S. R., II,100) che da quel momento erano passati "27" (26) anni dal 754 AUC, quando erano consoli E. Catone e C. Senzio, cioè dal 4 d.C.

Gaio e Lucio Cesari erano morti, a distanza di 18 mesi l'uno dall'altro (Svetonio, Vita di Augusto, LXV).

Prima della loro morte, nel 2 d.C., era console P. Vinicio (S. R., II,103), con Publio Alfeno Varo.

Nell'1 d.C. era console Gaio Cesare, con Lucio Emilio Paolo.

Come vedremo, non ci fu un altro consolato di mezzo (S. R., 65.103.123; Svetonio, V. di Augusto, XXVI) e, nell'1 a.C., erano consoli Ottaviano Augusto (13°) e Gallo Caninio (S. R., II,100).

Dall'1 a.C erano passati 30 anni interi, secondo il nostro modo di contare.

Velleio ha scritto nel 30 d.C.

 

b) I consoli nominati da Velleio tra l'1 e il 30 d.C. si trovano allo stesso posto anche nella lista tradizionale. Tutti i dati forniti da Velleio riguardo ai primi 30 anni del I secolo sono sostanzialmente coerenti tra loro.

 

Augusto, Antonio, Erode

 

Velleio ricorda diversi anni consolari e spesso precisa anche la distanza dal 30 d.C. Così si può vedere che la lista dei consoli romani non è regolare. Spesso quelli a.C. si rivelano spostati verso il passato di 3 anni, o 2, la maggior parte di 1.

D'altra parte Censorino, che scrisse nel III secolo d.C., indica l'anno AUC, quello delle olimpiadi, quello giuliano e quello di Augusto. Se però confrontiamo tutto questo con ciò che dice Velleio, i consoli sono spostati di 1 o 3 anni verso il passato, tranne quelli dall'1 d.C. al 30 d.C.

È lecito pensare che gli anni delle olimpiadi, e gli anni AUC siano gli stessi per Velleio e per Censorino, testimoni del loro rispettivo tempo.

Perché, allora, la lista dei consoli sembra lasciare al loro posto soltanto quelli del tempo di Velleio e spostare indietro di 1 o 3 anni gli altri?

In particolare il primo consolato di Augusto è spostato di un solo anno, nel 709 AUC, 72 anni dal 30 d.C. (contando l'anno di inizio e quello finale), vale a dire nel 42 a.C.

Sembrerebbe impossibile conciliare questo con la morte dell'imperatore nel 14 d.C., ma Velleio dice che Augusto morì nel suo 76° anno e Svetonio dice che morì "nel suo 76° anno, meno 35 giorni". Vale a dire che per 35 giorni non raggiunse il 76° anno, cioè non arrivò a compiere i 75 anni. In seguito Cassio Dione, volendo precisare, aggiunse in realtà un anno: 75 anni, 10 mesi e 26 giorni, forse interpretando il conteggio romano al modo greco, perché in questa lingua ha scritto.

A queste condizioni, mentre Augusto è divenuto console nel 42 a.C., è possibile la nomina di Erode nell'olimpiade 184° da parte di Antonio e Augusto insieme, perché dobbiamo spostare avanti di 3 anni l'olimpiade.

Occorre notare ancora un particolare. Nella lista dei consoli romani, per colmare l'anno aggiunto dagli storici latini alla vita di Augusto, fu aggiunto anche 1 anno consolare dopo il 13° consolato di questo primo imperatore.

I 3 anni anni consolari, che mancano dopo il tempo di Velleio, sono il risultato della volubilità di Tiberio nella nomina dei consoli. Egli ne destituiva alcuni prima della scadenza del loro mandato, ma ne lasciava in carica altri per più di un anno. Di conseguenza si è anche pensato che Tiberio avesse regnato per 3 anni insieme ad Augusto.

In realtà, fino all'anno 34, le nomine dei consoli si mantennero sostanzialmente regolari. Ma i consoli del 34, Paolo Fabio Persico e Lucio Vitellio celebrarono il ventesimo anno di regno di Tiberio (14-34 d.C.) e poi rimasero in carica fino alla primavera del 36. In quel momento Tiberio inviò Vitellio in Siria-Palestina con l'ordine di destituire il sommo sacerdote Caifa e di far tornare a Roma Ponzio Pilato. Lo conferma un indizio particolare. Lo storico Tacito riferisce che, sotto il consolato di Paolo Fabio Persico e Lucio Vitellio, fu vista in Egitto la Fenice. Invece Cassio Dione dice che essa apparve durante il consolato di Sesto Papinio Allenio e Quinto Plauzio, che nell'elenco troviamo nell'anno 36. Tacito si attenne a quanto era scritto negli Annales di Roma, perché i due consoli rimasero in carica dal 34 al 36. Dione invece usava come riferimento le olimpiadi e altre cronologie orientali e gli risultava che l'anno fosse il nostro 36 d.C., ma, contando i consoli, già mancavano due nomine. Un'altra manca tra il 36 e il 40, quando Tiberio morì.

La lista dei consoli attribuita al Vescovo Idazio (circa 400 - 469 d.C.) non aiuta molto, perché in realtà è molto più tardiva. Comprende infatti dei dati in discordanza tra loro, in particolare l'inizio dell'era cristiana nel 754 AUC (come stabilito da Dionigi il Piccolo nel 525) e la nascita di Gesù il 25 dicembre del 752 AUC (come ha scritto Beda il Venerabile nell'ottavo secolo, nella sua Storia Ecclesiastica del Popolo degli Angli).

Perciò i consoli riferiti da F. Giuseppe, che scriveva intorno al 90 d.C., risultano a noi spostati di 2 anni verso l'antichità.

La guerra di Filippi avvenne nel 41 a.C., Erode fu nominato re nel 38 a.C.

Contiamo dunque da qui i suoi 37 anni di regno dalla nomina e, di conseguenza, i 34 affettivi a Gerusalemme.

 

Erode morì nei primi mesi dell'1 a.C. Lo confermano due motivi messi in evidenza da Giorgio Faro:

 

a) L'eclissi di luna (Antichità Giudaiche, XVII,167) nella notte tra  il 10 e l'11 marzo del 4 a.C. fu parziale e troppo vicina alla Pasqua, che si celebrò dopo un mese lunare, perché nel frattempo possa essere avvenuto tutto ciò che F. Giuseppe riferisce.

Un'eclissi spettacolare si poté osservare invece la notte tra il 7 e l'8 gennaio dell'1 a.C, alle ore 1,5'. Da questo evento astronomico alla morte di Erode passarono 3 mesi lunari, nei quali si inseriscono sia i fatti raccontati da F. Giuseppe, sia quelli ricordati dal Vangelo di Matteo.

Infatti Erode, dopo l'eclissi, rimase per un certo tempo a Gerusalemme. Intanto provò tutte le cure suggerite dai medici. Poi, sperando di poter guarire ancora, si recò al di là del Mar Morto alle sorgenti di Calliroe, dove i medici decisero di riscaldare il suo corpo immergendolo nell'olio. Quindi si trasferì a Gerico e qui si avvicinò rapidamente alla fine. Fece radunare i notabili ebrei e li fece rinchiudere nell'ippodromo. Ricevette da Augusto una lettera che lasciava a lui la decisione di esiliare o uccidere il figlio Antipatro. Decise di farlo uccidere. Passarono cinque giorni e anch'egli morì. Il figlio Archelao liberò i notabili dall'ippodromo, predispose il funerale del padre e osservò il cordoglio di sette giorni. Archelao iniziò così il suo regno, sollevando subito il malcontento del popolo e senza riuscire a sedarlo. Dopo tutto questo giunse il momento della Pasqua dei Giudei.

L'incontro con i Magi e la strage dei bambini di Betlemme erano avvenuti prima dell'eclissi.

Ci fu anche un'altra eclissi, il 29 dicembre dello stesso anno, 1 a.C., ma fu parziale e alle ore 16,25', non di notte, come invece asserisce Giuseppe Flavio.

a) Il secondo motivo è questo. Abbiamo ricordato che alle contese a Roma dei figli di Erode, per il testamento, era presente Gaio Cesare, nipote di Augusto e adottato da lui come figlio insieme a Lucio.

Gaio, nel 4 a.C., aveva 16 anni e non poteva essere considerato così autorevole da presiedere il consiglio di notabili romani, che Augusto riunì per esaminare la questione del testamento di Erode.

Gaio era stato designato console a 15 anni, ma poi aveva ricevuto il comando delle legioni stanziate sul Danubio, per apprendere l'arte militare.

Augusto, durante il suo 13° consolato (Velleio, Storia Romana, II,100-101), che ora dobbiamo situare nell'1 a.C., dopo aver espulso la figlia Giulia da Roma, fece sposare a Gaio Claudia Livilla, gli diede il potere proconsolare e lo mandò in Oriente a trattare con i Parti, accompagnato da alcuni consiglieri tra cui Velleio stesso.

Ma prima di partire, in maggio o giugno di quello stesso anno, Gaio ebbe il tempo e la dignità necessaria per partecipare al consiglio delle persone romane autorevoli, riunito da Augusto.

Divenuto console effettivo nell'1 d.C. (era stato designato alla carica nel 5 a.C.), scese in Egitto, passò per la Palestina senza fermarsi a Gerusalemme ed espugnò Sefforis per compiacere Varo, suo amico. Poi si spinse fino all'Arabia (G. Faro ricorda che lo dice Plinio il Vecchio, in Storia Naturale, XII, 55-56, e che l'iscrizione di Pisa aggiunge "come console", ossia: questo avvenne appena dopo l'ultimo consolato di Augusto, nell'1 d.C.), in vista di una successiva conquista, che non poté mai avvenire.

Quando gli Armeni si sollevarono contro Roma, Augusto scelse Gaio Cesare per affrontarli.

La guerra contro di loro iniziò nel 2 d.C., quando erano consoli Publio Vinicio e Publio Varo.

Ancora in quell'anno Gaio venne ferito e morì nel 4 d.C., senza più tornare a Roma.

 Erode e i suoi figli

 

Giuseppe Flavio, in Antichità Giudaiche, XVIII,32, ha aggiunto 3 anni all'impero di Augusto (57 anni, 6 mesi, 2 giorni) e circa 3 anni alla vita intera dell'imperatore (77 anni).

Ciò è dovuto a quei 3 anni consolari mancanti nel regno di Tiberio, che dal punto di vista di Giuseppe spostavano la morte di Augusto dal 764 AUC al 767 (767 - 709 = 58 anni circa).

Quindi, anche quando ricorda che Archelao, figlio di Erode, fu mandato in esilio dopo 10 anni di regno (A. G., XVIII,342-348), significa che in realtà ciò avvenne dopo 7 anni di regno, nel 6 d.C., e che aveva ricevuto il potere nell'1 a.C., cioè alla morte del padre.

Tanto più che Giuseppe racconta un sogno di Archelao, in cui 10 spighe di grano mature venivano divorate dai buoi, sogno che sembrò importante; è probabile che a colpire sia stato il parallelismo con  il sogno del Faraone in Genesi 41,18-24, dove le spighe erano 7 e non 10.

Sulpizio Severo (360-425) indica in 37 anni il regno di Erode, ma in soli 8 anni il regno di Archelao (G. Faro).

E quando Giuseppe dice che un altro figlio di Erode, Filippo, morì nell'anno 20° di Tiberio, dopo 37 anni di regno (A. G., XVIII,106), significa che in realtà morì nel 20° di Tiberio, dopo 34 anni di regno, nel 33 d.C.; aveva dunque preso anch'egli  il potere nell'1 a.C., alla morte del padre.

Possiamo concludere che Erode morì tre mesi dopo l'unica eclissi di luna possibile, quella della notte tra il 7 e l'8 gennaio dell'1 a.C. e che in quell'anno iniziò il regno dei tre figli.

Ciò conferma la possibilità che Gesù Cristo sia nato tra la fine del 3 e l'inizio del 2 a.C.

 

4 - Concludendo

 

Erode morì poco prima della Pasqua dell'1 a.C. e anche il primo censimento della Palestina trova un posto mentre il re era ancora vivo, durante il primo mandato di Quirinio in Siria Palestina, nel 3 a.C.

Così possiamo inserire perfettamente nel quadro storico anche i dati dei Vangeli.

Dobbiamo notare che la frase del Vangelo di Matteo "Erode ... mandò a uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi" non è da intendere al modo di oggi, ma "dall'inizio del secondo anno in giù", ossia "da un anno compiuto in giù". Matteo era abituato a contare al modo dei Romani, per il suo mestiere di esattore di tasse per loro.

Gesù, dunque, può essere nato circa due anni prima del "punto zero dell'era cristiana".


4) Come è stato calcolato il "punto zero"?

 

L'inizio dell'Eracristiana fu calcolato e concretamente fissato dal monaco Dionigi il Piccolo, che scrisse nella Lettera a Petronio:

«San Cirillo fece cominciare il suo ciclo dall’anno 153° di Diocleziano e lo fece terminare nell’anno 247°. Noi invece, pur incominciando dall’anno 248° dello stesso tiranno – piuttosto che principe –, non abbiamo voluto collegare i nostri cicli (pasquali) alla memoria di un uomo empio e persecutore. Abbiamo scelto invece di contrassegnare la successione degli anni a partire dall’incarnazione di Gesù Cristo nostro Signore, affinché fosse a noi più evidente l’esordio della nostra speranza e affinché risplendesse la sorgente dell’umano riscatto, e cioè la passione del Redentore».

Di conseguenza, sulle sue tavole della Pasqua scrisse: «Anni del Signore Nostro Gesù Cristo 532-627».

Dionigi ha calcolato i 532 anni seguendo la lista dei consoli e gli anni degli imperatori.

Sembra si sia riferito a Tertulliano, che ha situato la nascita di Gesù (all'inizio dell'anno, forse il 6 gennaio) nell'anno 41° di Augusto, 28 anni dopo la morte di Cleopatra, che corrisponde all'anno precedente il 13° consolato di Augusto.

Contò 3 anni in meno di quelli reali, perché non era ancora stata rilevata la mancanza dei 3 anni consolari durante il periodo di Tiberio.

Tanto meno era stato notato 1 anno consolare in più dopo il 13° consolato di Augusto, cosicché l'anno 1 d.C. risulta spostato avanti di 2 anni soltanto. Notiamo che ormai la Chiesa aveva stabilito, nel Concilio di Nicea, di celebrare il Natale il 25 dicembre, perciò Dionigi considerava che la nascita di Gesù fosse avvenuta il 25 dicembre dell'1 a.C.

Se teniamo conto di ciò, Dionigi ha eseguito calcoli esatti.

Poteva riferirsi a Lc 3,1: «Nell'anno quindicesimo di Tiberio Cesare  ... una parola di Dio scese su Giovanni...». Passarono alcuni mesi e anche Gesù diede inizio al suo ministero. Ancora il Vangelo di Luca dice: «Gesù quando incominciò il suo ministero era (proprio) sui trent'anni» «Kai autoV hn IesouV arcomenoV wsei etwn triakonta» (Lc 3,23).

Il 532 d.C. corrisponde al 1282 AUC, perché Velleio testimonia che l'1 a.C., con l'eclissi di luna di F. Giuseppe, corrisponde al 750 AUC.

L'anno 1 d.C. coincide con il 751 AUC

 

5) Correzione del "punto zero"

 

Dunque il nostro "punto zero" è spostato avanti di due anni rispetto a quello reale.

Beda, con il 693 AUC nel 60 a.C., testimonia che Dionigi vedeva gli anni di Roma spostati indietro di 2 anni.

Con il 4° di Claudio, nel 46° del Signore, testimonia invece che Dionigi era risalito ai consolati di Augusto, contando secondo gli anni degli imperatori e dei consoli, ed era poi partito da Augusto per contare il resto. Perciò il 15° di Tiberio gli risultava nel 30-31. Notiamo inoltre che Beda ha stabilito l'anno 1 a.C. nel 752 AUC e l'1 d.C. nel 753 AUC.

In conclusione dovremo spostare avanti di 3 anni tutti gli avvenimenti accaduti dopo l'impero di Tiberio.

Gli anni degli imperatori e dei consoli sono al posto giusto, dal 284 al 532 d.C.

Sono al posto giusto anche nei primi 30 anni dopo Cristo.

D'altronde Tacito, Dione e Censorino testimoniano un "buco" di 3 anni fino almeno al 241 d.C., ossia 238 anni consolari invece di 241.

Eppure, oggi, nella lista troviamo tutti 532 gli anni consolari.

Quindi, dopo Dionigi e Beda, qualcuno ha aggiunto 3 anni consolari tra il 241 e il 284 d.C. e il 241 è stato spostato indietro ed è divenuto 238.

Occorrerà individuare ed eliminare i 3 anni, mai esistiti (consolari, degli imperatori, AUC e olimpici), tra il 241 e il 284, così che tutta la cronologia sia continua.

Ad esempio, ci sono dubbi sulla durata del regno di Publio Licinio Valeriano (dal 253 al 258, oppure al 260), e sull'anno di nascita di Marco Aurelio Valerio Claudio il Gotico (Sirmia, 10 maggio 213 oppure 214 – Roma, gennaio 270).

In particolare, la celebrazione del millennio di Roma si considera avvenuta nel 248, sotto l'imperatore Marco Giulio Filippo, mentre l'800° si ritiene sia stato celebrato nel 47 d.C. Perché dunque il 1000° non sarebbe stato celebrato nel 247? Proprio perché si è pensato che l'imperatore Claudio il Gotico sia nato 1 anno innanzi quello effettivo.

In realtà gli anni dalla fondazione di Roma venivano ancora contati correttamente, come al tempo di Velleio, cosicché l'800 AUC corrispose al 50 d.C. e il 1000 corrispose al 250 d.C.

Ma, aggiungendo 2 anni alla vita Licinio Valeriano, si è ottenuto di situare la celebrazione dell'800° in anticipo di 3 anni e la celebrazione del 1000° in anticipo di 2 anni. 

A quale età dunque Gesù iniziò la vita pubblica?

Luca, dicendo che Gesù aveva "circa 30 anni" quando incominciò il ministero, non intendeva un'approssimazione di anni, ma di pochi giorni.

Gesù stava compiendo i 30 anni proprio in quei giorni.

 

In quali giorni incominciò?

Cinque elementi concorrono a definire il momento preciso.

1) Come abbiamo ricordato, il Vangelo di Luca ci dice che Giovanni Battista si recò al fiume Giordano a battezzare nell'anno 15° di Tiberio,

dopo la metà dell'anno 28 d.C.

Siccome Luca offre questo riferimento principale, vuol dire che Gesù si fece battezzare da Giovanni entro un breve tempo.

2) Il Vangelo di Giovanni ci informa che Gesù, non molto tempo dopo il battesimo, si recò a Gerusalemme per la Pasqua.

Per i diversi motivi qui esposti, quell'anno era il 29 d.C. e la Pasqua, secondo il calcolo astronomico, si celebrò il 17 aprile.

Il restauro del Tempio era iniziato nel 18° anno di regno di Erode  (F. Giuseppe,  Antichità Giudaiche, XV,380), cioè nell'inverno tra il 18 e il 17 a.C.

Durante la Pasqua del 29 d.C. (seconda metà dell'anno 15° di Tiberio) i lavori di restauro erano arrivati al 46° anno; non 46 anni completi.

3) Combinando insieme i Vangeli di Luca e di Giovanni, possiamo calcolare quanto tempo prima di quella Pasqua Gesù era stato battezzato dal Battista:

dopo il battesimo, Gesù si ritirò 40 giorni nel deserto;

ritornò al Giordano e dopo 7 giorni si recò a Cana,

dove rimase circa altri 7 giorni per la festa di nozze;

passò soltanto alcuni giorni a Cafarnao, possiamo immaginare circa due settimane;

poi partì verso Gerusalemme per il pellegrinaggio della Pasqua.

In tutto, circa 75 giorni.

Partendo dal 17 aprile torniamo indietro alla fine di gennaio.

4) Sempre dal racconto di questi due Vangeli risulta che la vita pubblica di Gesù durò circa 4 anni e 3 mesi.

Innanzitutto contiamo i 75 giorni dal battesimo alla prima festa di pellegrinaggio, quell'anno la Pasqua;

10 mesi dopo: "quattro mesi alla mietitura" (Gv 4,35) dopo questa Pasqua, quando Gesù era tra i Samaritani;

circa 1 anno: segue un lungo periodo di predicazione (l'«anno di grazia»), prima della chiamata dei 4 pescatori, e viene l'estate dell'anno seguente, quando i discepoli raccoglievano le spighe (Lc 6,1), poi Gesù si reca a Gerusalemme in pellegrinaggio per la festa delle Capanne;

3° anno: poco prima della Pasqua Gesù è a est del Lago di Tiberiade e moltiplica i pani e i pesci, poi decide un simbolo per il suo vessillo (Lc 9,51), 40 mesi (3 anni e 3 mesi) dopo il battesimo, e si reca in pellegrinaggio a Gerusalemme per la Pentecoste. Ora ci va per tutte le feste: quella delle Capanne e quella della Dedicazione.

4° anno: la vita pubblica di Gesù si conclude durante la quinta Pasqua, con la sua passione, morte e risurrezione.

5) Gesù fu crocifisso il giorno prima della grande festa di Pasqua, che quell'anno cadeva il sabato.

Ma la Pasqua ebraica in giorno di sabato, nel periodo che possiamo considerare, si celebrò soltanto il 4 aprile dell'anno 33 (forse anche nel 30, ma non tornerebbero più i diversi tempi).

Poiché gli Ebrei celebrano la Pasqua nel plenilunio di primavera, il calcolo astronomico ci dice che questo plenilunio in giorno di sabato si ebbe il 4 aprile dell'anno 33.

Nel 27 d.C. la luna piena si ebbe il mercoledì 9 aprile, sei ore e trentadue minuti prima della mezzanotte; nel 30 d.C. tra il giovedì 6 e il venerdì 7 aprile, due ore e un minuto prima della mezzanotte; nel 33 d.C. tra il venerdì 3 e il sabato 4 aprile, tre ore e trentuno minuti e mezzo prima della mezzanotte  (G. Massaro).

 

Che anno era?

Dal 33 d.C., 4 anni e 3 mesi portano l'inizio del ministero di Gesù alla fine di gennaio dell'anno 29 d.C., nell'anno 15° di Tiberio.

 

Calcolando a partire da qui, in quale anno e in quali giorni era nato Gesù?

Era nato 30 anni prima, agli inizi del 2 a.C., nell’anno 33° di Erode a Gerusalemme, nell’anno 40° di Augusto, nel 3° anno dell’olimpiade 193ª, nel 748 AUC.Potrebbe anche essere nato intorno al 25 dicembre dell'anno 3 a.C., ancora 748 AUC (terminava il 20 aprile).

Ciò permette di far rientrare nel tempo di Erode la nascita del Re dei Giudei e gli altri fatti narrati dal Vangelo di Matteo.

Gesù è nato proprio il 25 dicembre?

Nei primi tempi i cristiani d'Egitto celebrarono il Natale il 6 gennaio, poi al tempo del Concilio di Nicea (325 d.C.) fu stabilito che il Natale venisse celebrato il 25 dicembre.

Già una testimonianza di S. Ippolito martire ricorda la data del 25 dicembre nel suo Commento al libro di Daniele, che è stato scritto intorno al 204 d.C. Dunque, 171 anni circa dopo la morte di Cristo.

Appare improbabile che Gesù sia nato (25 dicembre) esattamente nove mesi, dei nostri, dopo l'annunciazione dell'angelo Gabriele a Maria (25 marzo). Ma è logico che la Chiesa celebri le due ricorrenze in questo modo.

Possiamo comunque affermare che il giorno della nascita di Gesù è da situare proprio in quei giorni. Oltre i motivi appena esposti, eccone altri:

— Luca riferisce che, la notte in cui Gesù nacque, «in quella stessa zona c'erano dei pastori che si trattenevano in campagna e svolgevano le guardie della notte al loro gregge» (Lc 2,8). A Betlemme, si dice, nelle notti di dicembre o di gennaio, c'è un freddo così pungente che è impensabile rimanere con il gregge all'aperto. Ma fa parte del mestiere stesso dei pastori stare in campagna, e intorno a Betlemme c'è campagna. Magari per la notte i pastori cercavano un riparo, ma il gregge poteva rimanere fuori. Se il racconto evangelico fa notare questi particolari è perché non era quello il momento di rimanere in campagna, all'aperto, con il gregge. Nel testo greco, che è originale, l'uso del participio presente (agraulountes kai phylassontes) indica che quel gruppo di pastori, con l'unico gregge, si tratteneva continuamente in campagna; mentre gli altri pastori, altrettanto continuamente, stavano ritirati in paese. Notiamo pure che, se c'era bisogno di fare più guardie notturne, le notti erano lunghe. Dunque era proprio il periodo più freddo dell'anno.

— A questo possiamo aggiungere un altro indizio che ci viene dal giorno in cui Zaccaria officiava al Tempio, secondo il turno della classe di Abia (Lc 1,8). Come si può desumere dai manoscritti di Qumran, questo turno cadeva due volte all'anno: dall'8 al 14 del 3° mese (solare) ebraico e dal 24 al 30 dell'8° mese. Se ammettiamo che il turno sia stato quello dell'8° mese (ultima decade di settembre) e che Giovanni sia stato concepito circa un mese dopo, la nascita di Gesù, avvenuta dopo 14-15 mesi ebraici (i mesi ebraici sono lunari; il "sesto mese" di Elisabetta va dai 5 ai 6 mesi, a cui si devono aggiungere i 9 mesi di gestazione di Maria), è da porre in dicembre. Per quanto detto sopra si esclude l'altro turno, che porterebbe la nascita in piena estate.

— In Oriente, per effetto del calendario giuliano, il 25 dicembre si è spostato e corrisponde oggi al nostro 7 gennaio.

Numerosi autori cristiani, in realtà, indicano nel 2 a.C. la nascita di Gesù, considerandola avvenuta il 6 gennaio; oppure la spostano nel 3 a.C. considerandola avvenuta il 25 dicembre.

Arriviamo a questa conclusione, se teniamo presente che Augusto datava il suo principato dalla vittoria a Modena nel 43 a.C.; che alcuni la datavano dalla morte del predecessore, Giulio Cesare, nel 44 a.C.; che la nascita di Roma è posta da molti nel 754 a.C., da altri nel 753; e che nella cronologia antica non esisteva lo zero.

Tutto è condizionato da quei 2 (3 -1) anni che mancano nella cronologia.

Ireneo di Lione indica il 41esimo anno di principato di Augusto. 43-41= 2 a.C.

Clemente d’Alessandria: 194 anni prima della morte di Commodo (deceduto nel 192 d.C.). Quindi: 192-194 = 2 a.C.

Ippolito di Roma: 752 dalla nascita di Roma.

Tertulliano: 41° di Augusto e 28 anni dopo la morte di Cleopatra (30 a.C), ovvero: 30-28 = 2 a.C.

Origene: 41° di Augusto e 15 anni prima della morte di Augusto, cioè prima del 14 d.C.

Eusebio di Cesarea: 42° anno di Augusto ma, seguendo Giuseppe Flavio, parte dal 44 a.C. Dice anche: 28 anni dopo la morte di Cleopatra.

Epifane: Augusto e Silvano consoli, ovvero nel 2 a.C.

Gerolamo: 41° di Augusto e 28° anno del suo impero, iniziato nel 30 a.C.

Paolo Orosio: anno 752 dalla fondazione di Roma.

Cassiodoro (dopo il Concilio di Nicea che stabilì la data di nascita di Gesù al 25 dicembre): consolato di C. Lentulo e M. Messalla (consoli del 3 a.C.).

Giorgio Faro

 

6) La data della morte e risurrezione di Gesù

 

Così anche la data della morte e risurrezione di Gesù si può stabilire con precisione. Si possono confrontare dati diversi e risulta che Gesù è morto in croce il 3 aprile dell’anno 33 ed è risorto il 5 aprile.

A tale proposito è bene ricordare che il Re Gesù era indipendente dai farisei come dai sadducei, dagli esseni come dagli zeloti, dai Giudei come dai Romani: altrimenti non sarebbe stato arrestato né crocifisso (Gv 18,36).

Perciò celebrava la Pasqua nel giorno del plenilunio e senza spostamenti di giorni.

Gli Ebrei celebrano questa festa il 15 di nisan, cioè nel plenilunio di primavera. Era facile osservare la luna sui monti di Gerusalemme ed era difficile sbagliare giorno, perché bastava individuare il giorno esatto della luna nuova e contare 15 giorni.

La luna è nuova quando se ne intravede il cerchio di "luce cinerea" alla stessa altezza del sole sull'orizzonte. Oppure si osservano gli orari in cui appare il sottile arco della luna, quando è appena un po' sotto o un po' sopra l'orizzonte rispetto al sole, alla sera o al mattino.

Insomma non si poteva sbagliare giorno.

Tra il 27 e il 35 d.C. l'unico anno in cui si ebbe la luna piena in sabato fu il 33.

Anche quell'anno, seguendo le prescrizioni di Mosè, mangiò la Pasqua dopo il tramonto del 14 di Nisan, che, secondo la consuetudine della "sua" Galilea, iniziava appunto al tramonto del "giovedì" e finiva al tramonto del "venerdì". Non poteva mangiare la Pasqua dopo il tramonto di "venerdì".

Giovanni attribuisce alle esigenze della Parasceve dei Giudei il fatto che Gesù sia stato seppellito prima della sera del "venerdì". Evita così di dire che egli stesso e le donne di Galilea avevano chiesto di iniziare il riposo del sabato al tramonto del sole.

Perciò la sepoltura avvenne quando stava facendosi buio, cioè in tempo per evitare il sabato dei Giudei e un po' meno per evitare quello dei discepoli di Gesù. Ma non furono i discepoli di Galilea a seppellirlo, bensì quelli di Giudea; e le donne di Galilea stavano a guardare, poi tornarono indietro e prepararono aromi per imbalsamare il corpo, altri ne acquistarono all'alba del giorno dopo il sabato.

I Vangeli stessi rivelano che il giorno dei Giudei iniziava a un'ora diversa rispetto a quello dei Galilei.

L'evangelista Giovanni, che si rivolgeva a gente delle parti di Galilea, ha scritto (Gv 20,1): «Il giorno dopo il sabato Maria di Màgdala si reca al sepolcro assai presto, quand’è ancora buio».

Matteo, che si rivolgeva ai Giudei, racconta lo stesso episodio così (Mt 28,1): «Il sabato tardi, nell’ora che si affaccia sul primo giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a vedere il sepolcro». Il "sabato tardi" di Matteo corrisponde al "giorno dopo il sabato", "assai presto", di Giovanni.

Per questo i Giudei mangiarono la Pasqua la sera del "venerdì".

Non crea problemi la profezia dei tre giorni di Giona (Mt 12,39-40), perché le profezie non venivano interpretate alla lettera; in effetti Gesù rimase nel sepolcro per almeno una parte di tre giorni: "venerdì", sabato e "domenica".

Gesù morì, per unanime testimonianza dei quattro Vangeli (Mt 27,62; Mc 15,42; Lc 23,54; Gv 19,14.31.42), il giorno della Parasceve, cioè il giorno che precedeva la Pasqua. E la grande festa di Pasqua, quell'anno, cadeva in giorno di sabato.

Gesù dunque morì il  "venerdì" 3 aprile del 33 d.C. e risuscitò la "domenica" 5 aprile.

 

7) Valore storico delle notizie che possediamo

 

Concludendo, ci sono gli elementi per sostenere che la vita di Gesù Cristo si può ambientare con precisione nei momenti e nelle situazioni storiche.

Combinando insieme il Vangelo di Luca e quello di Giovanni, si possono stabilire anche date, approssimate a meno di un mese, per quasi tutti gli avvenimenti della vita pubblica di Gesù.

Poiché le testimonianzestoriche su quei fatti unici sono notevoli, quello che ha fatto per noi Gesù Cristo è molto chiaro e concreto.

 

Giovanni Conforti,

con la collaborazione di Giovanni Massaro

e Giorgio Faro

 

Aggiornato il 25 febbraio 2010

 

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