In nome di Maria

 

 

 

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A FATIMA, VISIONE SIMBOLICA

Osservazioni o domande?

 

La terza parte del Segreto(1) di Fatima è stata svelata nel 2000,

è un aiuto necessario per la vita del mondo

e attende la nostra collaborazione.

È una visione simbolica.

Fu preparata dalle apparizioni e dai segni visti dalla gente in quella località del Portogallo.

Per cercare la spiegazione, occorre nello stesso tempo riscoprire il significato originale delle immagini dell'Apocalisse(2) e ricordare dettagli di altre apparizioni mariane.

Più li confrontiamo e più ci si presentano semplici ed efficaci per la vita quotidiana.

 

La visione illustra la storia dell'umanità, nel modo più veritiero...

 

L'angelo,(3) che appare "un poco più in alto" della Madonna,(4) è come quello della Genesi e illustra ciò che tiene l'umanità lontana dall'Albero della Vita,(5) e la divide fin nel profondo della persona, a partire da Adamo ed Eva fino a noi.

Questo "angelo" unico rappresenta certamente il desiderio dell'umanità di essere unita e in pace. In realtà (6) perfino la sua "mano sinistra" e la sua "mano destra" sono in conflitto:

1) Gli uni, "le persone del martello",(7), con la "spada" della loro "parola" "scintillante", hanno ottenuto di diffondere nel mondo fiamme d'inferno, culminate con le due guerre mondiali, le peggiori della storia.

2) Gli altri, "le persone delle tenaglie",(8) volendo opporsi al male, non hanno potuto fare di meglio che chiedere al mondo rigore, rassegnazione, rinuncia. Ma questo evidentemente non basta a spegnere le fiamme.(9)

Nostra Signora intende spegnerle con lo "splendore che emana verso l'angelo dalla sua mano destra", cioè dalle persone che hanno caro Gesù Cristo e Lei.(10)

Ma senza la parte successiva della visione, la situazione non cambia, anzi perfino i credenti ritengono inevitabile la divisione.

Il Cielo ha mandato in precedenza per tre volte "l'angelo della pace" ai bambini di Fatima, per preparare i credenti ad accogliere con vera penitenza(11) il messaggio della Madonna.

 

...poi indica, su uno "schermo", la via da percorrere

 

La "luce immensa che è Dio" illustra il suo disegno di misericordia, attraverso immagini che si vedono proprio "su uno schermo",(12) utilizzando così per i suoi disegni un mezzo della scienza.

Ora che alcuni fatti sono accaduti, possiamo comprendere che il Cielo, con la seconda parte della visione simbolica, conferma(13) il valore fondamentale di ciò che hanno fatto il Papa i Vescovi e le persone consacrate, a partire da quando ci sono gli "schermi", anche se i risultati non sembravano reali.

L'invenzione della televisione ha permesso di vedere immediatamente situazioni di tutto il mondo.

Per questo il Papa, cioè il "Vescovo vestito di bianco"(14), e le altre guide della Chiesa hanno incominciato a "salire", a fatica ma ben "più in alto" "dell'angelo", su per il pendio ripido di un monte(15) alla concretezza della Croce, come Albero della Vita(16), così da superare le situazioni determinate "dall'angelo".

Durante il cammino verso la Croce entra in scena una città,(17) mezza in rovina.

Infatti dopo l'introduzione della televisione, il Papa ha indetto il Concilio Ecumenico Vaticano II, che ha rivolto l'attenzione alla "città" dell'uomo e ha dato forma al dialogo.

Questa "città" è simbolo della realtà del mondo con le sue aspirazioni e possibilità.(18)

Nella "città" il Papa incontra dei "cadaveri", che possiamo identificare con i credenti di ogni fede, così come sono nella "città" dell'uomo, senza che siano stati "uccisi" da testimonianze particolari e senza che ne possano offrire, come "morti" da soli, spossati.

Durante il cammino un Papa, Giovanni Paolo II, proprio attraverso il mezzo televisivo, pur apparendo mezzo tremulo e con passo vacillante come la Chiesa stessa, ha "pregato per le anime" dei "cadaveri", perché tornassero ad avere forza e agissero(19), attraverso una nuova evangelizzazione.

Qui si presenta un'immagine violenta, che apparentemente sembra annunciare la morte del Papa, insieme a persone di ogni estrazione che credono nella Croce di Gesù morto e risorto(20).

In realtà il simbolo è molto duro perché oggi è di importanza vitale che gli adoratori della Croce, dentro la propria situazione, dopo aver tentato ogni possibilità con la comprensione attuale della verità cristiana, siano colpiti dalla forza(21) di testimonianze antiche ("frecce") riguardanti la concretezza dei fatti storici di 2000 anni fa, e le trasmettano l'un l'altro. Queste testimonianze sono necessarie per la realtà di oggi e i veri credenti devono riviverle e trasformarle in cultura nella concretezza di oggi ("spari").

La Croce stessa riunisce la testimonianza ("sangue") di ciascuno resa all'Albero della Vita e non ad altro, divenuta convincente e adatta a essere raccolta con dignità propria, sia dalle "persone del martello", sia dalle "persone delle tenaglie", perché "irrighi", rinfranchi e faccia rivivere attivamente le "anime che si avvicinano a Dio", unico e vero(22), dalla "città mezza in rovina".

Dobbiamo perciò immaginare ciò che Lucia ha visto ma non ha descritto. Dopo il martirio degli uomini sotto la Croce, le "anime", per essere "irrigate" dai "due angeli", dovevano salire in ordine sparso dalla "città" da cui avevano visto la grande Croce, disporsi in due schiere camminando "sotto i due bracci della Croce"(23) e, dopo essere state "irrigate", unirsi in un'unica schiera, senza distinzione tra "quelli delle tenaglie" e "quelli del martello", verso la "luce immensa", superando i limiti dello "specchio", dovevano cioè incamminarsi insieme verso una vita immensamente più vera, che salva ogni realtà del mondo. In questo modo può essere superata la divisione nel mondo e nella persona.

Il segreto porta tutto alla concretezza, rappresentata dall'Albero della Vita. Non presenta punti d'ombra, di oscurità: si svolge nella luce e si conclude nella luce.

La Madonna, con questa parte del segreto, promette "splendore" che va ben oltre il nostro impegno, per spegnere le "fiamme".

È importante capire in quale direzione ci vuol condurre la Regina del Rosario, perché "soltanto lei ci può salvare", soltanto a lei il Cielo ha affidato nel nostro tempo il compito di indicare ciò che è bene per tutti.

Nel miracolo del sole, visto da tutti, anche non credenti, c'è il simbolo della conclusione dei fatti, che sarà visibile a tutti, valido per tutti.

Non c'è ancora la nuova Gerusalemme, ma è a questa che il mondo tende, dato che il segreto obbliga a interpretare l'Apocalisse nel modo originario.

Il segreto invita dunque a recuperare la testimonianza storica dei Vangeli, dell'Apocalisse, strettamente legati tra loro, e di tutto il Nuovo Testamento.

Il "Miracolo del sole" rappresenta le prospettive per il futuro.

Le apparizioni della Madonna sono un simbolo del mistero di Cristo, sempre da approfondire ma non lontano dalla nostra intelligenza.

 



 

Simboli di misericordia e di luce nelle apparizioni di Fatima

numeri segni segreto miracolo del sole

Il Cielo non si fa condizionare dai numeri e li usa liberamente: si è servito del giorno 13, ricorrente per 6 mesi, come contenitore di fatti significativi per i credenti.

Una nuvoletta bianca o argentea;

un alone di luce;

...

Il Segreto diviso in tre parti:

1 - l'inferno come immagine concreta e simbolica;

2 - profezie di fatti storici del XX secolo;

3 -visione simbolica di misericordia.

Il sole:

- non è più accecante;

- scende ripetutamente vicino all'umanità per convertire e stupire;

- diffonde pioggia di colori sulle creature.

INIZIO PAGINA

 

NUMERI

Secondo le Scritture, il 13 del mese ha un'importanza particolare.

Ester 9,1: «Il decimosecondo mese, cioè il mese di Adàr, il tredici del mese, quando l'ordine del re e il suo decreto dovevano essere eseguiti, il giorno in cui i nemici dei Giudei speravano di averli in loro potere, avvenne invece tutto il contrario; poiché i Giudei ebbero in mano i loro nemici».

Il 13 di nisan fu il "giovedì" santo, in cui Gesù fece preparare per la sua Pasqua.

Ester salva il popolo ebreo il 13 dell'ultimo mese del calendario ebraico;

Gesù salva l'umanità e il mondo il 13 del primo mese. Dal nostro punto di vista, era il 2 aprile dell'anno 33 d.C..

Papa Giovanni Paolo II è morto il 2 aprile 2005, esattamente nel giorno anniversario dell'Ultima Cena, alle ore 21,37, nell'ora in cui probabilmente Gesù stava dettando il suo testamento sacerdotale a Giovanni evangelista.

Il 13 ottobre, sicuramente, rinvia a Nerone che divenne imperatore il 13 ottobre del 54, avendo egli incominciato le persecuzioni contro i Cristiani: Teofilo dovette ritirarsi, ci fu la prima rivolta giudaica; Gamla cadde e i suoi abitanti non poterono continuare la loro testimonianza, che rimase così come morta (cadaveri), ma rimane (anime). A causa di ciò l'Apocalisse apparve non più adeguata e se ne cambiò l'interpretazione.

Ma il 13 ottobre del 1307 si può considerare la fine materiale del "regno di mille anni", profetizzato da Gesù e iniziato con l'Editto di Costantino del 313. Il re di Francia, Filippo il Bello, nel 1302 aveva umiliato l'autorità del Papa sul potere politico con la Schiaffo di Anagni. Il 13 ottobre 1307 fece arrestare i Templari, con accuse infamanti poi ricusate segretamente dal Papa. Con questo atto vennero tolti alla chiesa i mezzi materiali per esercitare efficacemente la sua carità. Ne seguirono durante i secoli leggende di ogni tipo, infamanti per i Templari e per la Chiesa intera.

Il 13 maggio si riferisce sicuramente all'attentato al Papa nel 1981.

C'entra il pontificato di Giovanni Paolo II, c'entra l'Islam, c'entra Nerone, c'entra il segreto.

I tempi sono maturi. La Madonna, inviata da Dio, sta ricongiungendo ciò che l'Apocalisse univa, ma fu diviso ad opera di Nerone, per volontà divina, perché fossero «pienamente realizzate opportunità per le genti» (Lc 21,24).

Il 13 maggio, inaspettatamente, ricorda anche un tentativo della Chiesa di inseguire il mondo. Alcuni secoli fa la festa di Tutti i Santi era appunto il 13 maggio, poi la Chiesa la spostò al 1 novembre per limitare l'aspetto pagano di Halloween. Che Maria sia apparsa a Fatima il 13 maggio assume anche il significato di un monito: la Chiesa non deve contrastare il mondo con iniziative soltanto umane, deve «convincere il mondo con la sua testimonianza» (Ap 12,11) su Gesù storico, come facevano i primi cristiani.

Ma il simbolismo del numero 13 non si esaurisce qui. Gli antichi Romani dicevano: «Ciascuno è artefice della sua stessa fortuna». Il 13 è notoriamente il numero "fortunato". I Cuori di Gesù e di Maria incoraggiano i credenti, e quanti altri li ascoltano, a essere artefici totalmente della loro "fortuna", quella di vivere vita eterna in questo mondo e poi nel Paradiso, perché il mondo veda la salvezza di ogni realtà, anche di quelle ormai perdute.

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SEGNI SEMPLICI

La "nuvoletta", l'"alone di luce"...

INDIETRO

 

(1)Terza parte del segreto

 

Perché questo segreto?

(2)Dove trovare la chiave per interpretarlo?

Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora, un poco più in alto, un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra;

Queste sono immagini apocalittiche, cioè rimandano all'Apocalisse e a tutta la Bibbia.

(3)L'angelo è il primo simbolo dell'Apocalisse e significa semplicemente "l'uomo", come possiamo dedurre da Ap 21,17.

(4)L'Angelo rappresenta ciò che hanno fatto realmente tutti gli uomini che si ritengono "un poco più in alto" della Madonna, ossia ne hanno poca o nessuna venerazione e non ascoltano ciò che dice nelle apparizioni autentiche.

(5)È anche il simbolo di Gn 3,24: i cherubini con la fiamma della spada folgorante che tengono lontano l'umanità dall'Albero della Vita, passando per tutta la preistoria e la storia, poi per coloro che si comportarono come "diavolo" crocifiggendo e non riconoscendo il Cristo, fino all'organizzazione universale del mondo senza Cristo e senza il Dio di Israele. Ma anche l'unità e la pace furono irrimediabilmente perdute con il peccato originale e con Babele. Anche questo è riassunto nell'angelo di divisione inguaribile.

Finché il mondo non ha, o non vuole, la guida di Maria, si scontra anche con il "segno di contraddizione", la "pietra angolare" che è il Messia-Cristo. Senza il cuore Immacolato di Maria, che dona il Cuore di Gesù, le persone del mondo sono divise in due fazioni, la persona è divisa in se stessa.

(6)Non c'è qui alcun riferimento a qualche partito politico, ma l'invito a comprendere altre apparizioni di Maria.

La Madonna, a La Salette in Francia, apparve "per circa mezz'ora" e "piangeva" per tutto quel tempo. "Circa mezz'ora" è nell'Apocalisse il tempo di riflessione prima dell'evangelizzazione.

Il "pianto", l'ha spiegato Maria stessa a Medjugorje, indica la sofferenza perché molti suoi figli non traggono alcun beneficio (né per "quelli delle tenaglie" né per "quelli del martello") dalla croce di Gesù e dal suo sangue versato. In questa "mezz'ora" occorre vera e intensa penitenza, con tutti i significati che ha.

Ma Dio intende offrire qualcosa di più, o meglio farlo riscoprire nelle testimonianze storiche dei Vangeli e dell'Apocalisse, come "l'angelo" di Ap 1,2 aveva «fatto notare» a Giovanni ciò che era già avvenuto.

Nell'apparizione a La Salette, Maria aveva sul petto una croce e su un braccio di questa c'era un "martello", sull'altro braccio un paio di "tenaglie".

La "mano sinistra" e la "mano destra" si devono intendere riferite ai "due bracci della Croce", il "sinistro" e il "destro", che nell'apparizione sono rispettivamente quello "del martello" e quello "delle tenaglie".

La mano sinistra rappresenta chi partecipa a "inchiodare Gesù in croce"...

(7)Sono le persone che non riconoscono Gesù come Messia-Cristo e lo vogliono in croce.

Queste persone, simboleggiate dal "diavolo" dell'Apocalisse, attraverso l'espressione del loro ingegno "scintillante" e vincente, hanno ottenuto di diffondere nel mondo fiamme d'inferno.

È la situazione che si verifica senza la testimonianza storica su Gesù, senza la sua realtà, per cui conta "la parola" e la "spada" che ne è simbolo e conseguenza. In questa situazione l'iniziativa e la vittoria sembrano essere in ogni modo dei nemici del Cristo.

... la mano destra chi "lo vuole schiodare".

Le due "mani" "dell'angelo" sono i simboli di tutti gli uomini, tutti associati alla Croce, sia che non abbiano conosciuto o non riconoscano il Messia, sia che vogliano liberarlo dalla croce e aiutarlo: un nostro povero aiuto umano.

C'è una divisione nel mondo, nella realtà, nell'azione dell'umanità.

Queste due "correnti" hanno diviso l'umanità nell'agire (braccio sinistro e destro) e l'hanno messa in balia del diavolo, quello reale, che divide.

Ma in ogni persona queste due tendenze si combattono. Al punto che una persona deve rivolgersi "all'altro" per essere "costituita". Insomma si sdoppia in libertà di esprimersi ("spada") e in necessità (mancanza di libertà) di controllarsi, controllare ed essere controllata (le tre "Penitenza!").

scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo, ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui:

(10)La luce di Maria interviene a fermare le fiamme d'inferno, ossia le guerre, le lotte sociali, i disastri non naturali, ecc., che gli uomini hanno prodotto. La "mano destra di Nostra Signora" è una realtà già presente nel mondo e si tratta senz'altro delle persone che sono devote a lei, la imitano e ne diffondono lo splendore.

Maria ha tenuto controllato, attraverso lo splendore della fede di chi crede in lei, questo fuoco e si accinge a spegnerlo.

l'Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse:

Penitenza, Penitenza, Penitenza!

(8)La "mano destra dell'angelo" rappresenta chi pensa di schiodare Gesù dalla croce e di raggiungere con mezzi solo umani e senza Maria le promesse che egli ha fatto, non riuscendo certamente a farlo risorgere, perché o è risorto lui, o nessuno lo può far rivivere. Rappresenta quelli che hanno cercato il bene fin dagli inizi dell'umanità e che sono valorizzati e salvati dal Cristo Re.

(9)Giovanni Battista ha riassunto in sé e nella propria opera questo invito forte e ripetuto alla penitenza, prima di Gesù o non conoscendolo ancora.

C'è una "penitenza" che viene richiesta alle persone, in modo sempre nuovo, da chi vuole guidare la gente senza il Cuore di Maria e il Cuore di Gesù; penitenza che assume aspetti diversi, come: nonviolenza, povertà della Chiesa, evitare di convincere con la verità...

C'è poi una penitenza che è impegno scientifico continuo, non adatto ai bambini. Comprende il rigore filosofico, teologico, sociologico...: ottimo ma non basta. È pretesa da uomini, pur credenti in Dio, che non credono in un aiuto da parte del Cuore Immacolato di Maria e del Cuore di Gesù.

"L'angelo" indica la "terra" (promessa). Ma se si continua a non ascoltare Maria, come esprime il simbolo "poco più in alto di Nostra Signora", si continuerà a poter parlare soltanto di "penitenza".

Occorrerà sempre qualcuno o qualche legge che domini sulle persone, altrimenti non sarebbe possibile ordine e umanità. Chi crede nel Cristo, ma non venera Maria, indica il mondo come terra promessa, come luogo in cui si realizzano le promesse di Dio, ma dice che questo può avvenire soltanto con molta penitenza nostra, in realtà come iniziativa solo umana e a modo nostro. Senza alcun vantaggio o beneficio.

A indirizzare verso la giusta correzione hanno pensato l'angelo e la Madonna apparsi ai bambini. Anche la correzione avverrà per il "sangue dei martiri" e produrrà splendore.

(11)Infatti, altra cosa è la penitenza che la Chiesa cattolica ha sempre richiesto.

L'angelo vero che era apparso, quasi in contrapposizione a questo simbolico, aveva insistito sulla vera "penitenza" e conversione: preghiera, sacrifici, sacramenti.

Le "tre penitenze" vere sono queste, altrimenti si contrappone a esse soltanto un ripetere "penitenza!" poco fecondo. Ci si costringe a rinunciare ai benefici della redenzione, a tener lontane motivazioni vere per un comportamento morale.

Restano così un miraggio la terra come promessa, l'azione efficace, la possibilità di convincere le persone che c'è la Verità concreta, che si possono superare nel Cristo le distinzioni di razza, cultura, religione.

Dunque: la penitenza sì, ma quella feconda e libera. Dio vuole che si superi quella fatalmente necessaria.

E vedemmo in una luce immensa che è Dio: "qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti" 

(12)Uno "specchio" che riflette le persone in movimento non può essere altro che uno schermo, come quelli a cui siamo abituati oggi. Però non si tratta del cinema, che non riflette fedelmente la realtà, ma di uno schermo televisivo o di computer.

Nei decenni successivi all'intervento della Madonna a Fatima, dopo i fatti del secondo segreto, ci sono state alcune invenzioni, spesso a opera di scienziati e tecnici ebrei: prima la televisione e poi il computer, caratterizzati dallo "schermo". Esso permette di vedere le persone passare nello stesso momento in cui ciò avviene molto lontano, come se si specchiassero qui davanti a noi.

Che la visone utilizzi questo mezzo è segno che il Cielo accoglie le anime delle persone, così come sono, e il mondo, con il suo progresso, i suoi desideri, le sue prospettive, le sue speranze nel futuro, perché la salvezza sia efficace, senza trascurare nulla del mondo.

(13)Questa conferma è necessaria, sia per chi vacilla nella Chiesa, sia verso il mondo per "irrigare le anime", concretamente, e ritrovare il desiderio della nuova città santa Gerusalemme.

un Vescovo vestito di Bianco "abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre". Vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose

(14)Ricorda l'Apocalisse (19,11).

 È stata necessaria l'iniziativa delle guide della Chiesa, essendo in grado soltanto loro di farlo, anche se c'è stata pressione esterna perché il mondo ne aveva bisogno. Questo avviene per disegno eterno e opera di Dio e del suo Cristo.

I monitor servono come mezzo, per il Papa e per la Chiesa.

La salita è sul monte, non al cielo: è una promessa per la realtà del mondo.

salire una montagna ripida, in cima alla quale c'era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia;

(15)Dal monte si vede il panorama del mondo nel modo suggerito dalla Croce.

Nella Bibbia, anche nell'Apocalisse, il monte è soltanto quello di Gerusalemme: «Venite, saliamo al monte del Signore» (Mi 4,2); «Mi portò su un monte grande e alto» (Ap 21,10). Sembra sia il Papa a condurre «sul monte», alle «piene opportunità per le Genti» (Lc 21,24) nella salita millenaria degli Ebrei e dei Cristiani al monte di Gerusalemme. Conformemente alla sensibilità scientifica di oggi, quel monte e quella croce sono molto disadorni.

Sul monte non risplende ancora Gerusalemme, quella nuova, ma la Croce che è stata piantata proprio in questa città ed è il fondamento degli avvenimenti futuri, opera di Dio nel mondo.

La «Croce di tronchi grezzi», ancora e sempre verdi, è l'Albero(16) della Vita, che è per tutti e non può essere ragionevolmente odiato da nessuno. «In mezzo alla sua piazza e di qua e là dal fiume (si trova) un legno di vita che dà dodici frutti, ogni mese produce il suo frutto (frutti adatti a tutti i popoli, perché il numero 12 indica il popolo); e le foglie del legno (sono) a medicamento delle nazioni» (Ap 22,2).

La Croce è così in alto e così grande perché rappresenta da sempre l'anelito di tutta l'umanità, ma anche perché le "anime" la possano vedere e vi possano salire; "grezza" perché non è una fantasia ma è adeguata alla "grezza" realtà del mondo. Gesù Cristo, per mezzo della Croce salva tutta la vita, con la drammaticità che essa contiene.

La Chiesa ha cercato di superare il dualismo, la complessità, le divisioni, comprese quelle filosofiche, e le altre situazioni negative esistenti nel mondo. Nel tempo precedente tutta questa assenza di salvezza era sopportata con fatalismo, perché il "fato", residuo di paganesimo, resiste anche tra i Cristiani, quando confidano nel mondo e non nel Cristo, unico riferimento

il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina

(17)Si impone alla Chiesa, con il Concilio Ecumenico Vaticano II, la città dell'uomo. Il Concilio si è tenuto "dopo il 1960" e forse era questo l'avvenimento che, secondo Lucia, si doveva attendere per rivelare il segreto.

La città dell'uomo è castigata con rovine, provocate dall'uomo stesso. Ma le rovine ci sono perché i credenti ("cadaveri") sono perseguitati e sono coinvolti nella rovina, perché le loro anime non si esprimono e non agiscono. Tuttavia non tutto è in rovina, ciò che conta è recuperabile.

(18)Realtà: la "città" rappresenta tutti gli aspetti della realtà del nostro tempo È a metà del monte, perché non è nell'abisso, non si trova del tutto in fondo al monte, come nell'umanità c'è sempre del buono.

Aspirazioni. Vi si intravede l'anelito alla "nuova Gerusalemme santa", profetizzata da Gesù, (essendo obbligati a riferirci ad Apocalisse 19-22). Gerusalemme dovrebbe scendere "sul monte", non a metà: prima occorre testimoniare la concretezza dell'Albero della Vita, perché esso sarà ben presente nella nuova Gerusalemme.

Possibilità. Vi si intravede anche una correlazione con la città di Gamla, che sorgeva su una collina rocciosa a metà della salita sull'altopiano del Golan, resa inattiva dalla Provvidenza nel testimoniare. La "città" ha bisogno urgente di testimonianza, Gamla può tornare a testimoniare. I credenti di Gamla furono bloccati dalla Provvidenza con le loro testimonianze antiche, compresa l'attesa della "nuova città santa Gerusalemme", ma queste sono pronte per essere riproposte. I "cadaveri" sono la più grande risorsa che il mondo possiede, bloccata dalla Provvidenza per lasciare al mondo la possibilità di percorrere tutte le vie possibili, ma per poi aggiungere "splendore" alle "magnificenze" (Ap 22,24).

Questa città ricorda un desiderio di molte religioni, ideologie, culture; ricorda una testimonianza rimasta a metà; ricorda la profezia della "Nuova Città Santa Gerusalemme" nell'Apocalisse. Non rappresenta direttamente la nuova Gerusalemme, perché non è "sul monte".

La "città" è "mezza in rovina", perché rappresenta due metà combinate del simbolo, il risultato dell'azione della "mano sinistra" e di quella "destra".

e mezzo tremulo con passo vacillante,

Qui sono significati gli avvenimenti attuali e futuri, perché evidentemente il Papa "mezzo tremulo" è Giovanni Paolo II.

afflitto di dolore e di pena,

Un'altra immagine dell'Apocalisse, quando Giovanni non riusciva a trovare il significato dell'Antico Testamento. Qui la Madonna preannuncia la possibilità di rendere più chiaro il Nuovo Testamento.

pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino;

 

(19)I "cadaveri" ricordano la visione di Ezechiele (Ez 37,4). La vera attenzione al mondo è "pregare" per "l'uomo", come intendeva Giovanni Paolo II, pregare per le "anime" dei credenti, perché possano "risorgere". Ma non si tratta della risurrezione finale: risorgono le "anime" nel mondo.

Nell'Apocalisse i "morti" sono simbolo di quelli che si sono convertiti a Gesù Cristo, morto in croce, così da essere capaci di testimoniarlo efficacemente. Se però sono impossibilitati a rendere pubblicamente testimonianza, sono testimoni in spirito ("anime") ma sono come "cadaveri" che non possono agire.

Il Papa "prega per le anime", perché possano tornare ad agire e a testimoniare.

Giovanni Paolo II ha pregato in molte occasioni per le numerosissime vittime dei fatti contemporanei a lui, ma ha pure pregato per una rinnovata comprensione della verità cristiana, per una nuova evangelizzazione.

I "cadaveri" della "città" sono distinti da coloro che vengono "uccisi" dopo.

I "cadaveri" sono morti, ma non sono stati "uccisi": sono credenti di ogni fede, bloccati da ostacoli diversi e dalle persecuzioni I credenti della città sono credenti normali secondo la mentalità del nostro tempo, incapaci di testimoniare. Sono distinti dai testimoni sotto la Croce.

Sono bloccati più nella loro anima che dalle circostanze esterne per cui, se trovano chi li sblocca, non c'è impedimento che abbia reale potere su di loro e sarebbero pronti a entrare in azione, ad avvicinarsi al vero Dio, a portare vita e testimonianza.

giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce

La Croce, o Albero concreto della Vita, è la base delle testimonianze concrete, valide, sicure; dalla Croce esse partono e prendono consistenza.

venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni.

(21)Noi pensiamo che i Martiri siano quelli che si sono lasciati uccidere per rendere testimonianza a Gesù Cristo; ma anche coloro che hanno scritto testimonianze su Gesù hanno "dato la vita per lui". Inoltre ci sono i testimoni della città di Gamla, uccisi realmente con "frecce". Dunque le "frecce" ricordano una testimonianza precisa, quella di Gamla con le testimonianze scritte del Vangelo di Giovanni, dell'Apocalisse, essenziali per ricostruire la storicità dei fatti della vita di Gesù. Ma anche l'opera di evangelizzazione alle Genti, in particolare quella di S. Paolo, è collegata alla città di Gamla, che inviò numerosi missionari nelle nazioni dell'Impero Romano (Ap 8,8).

Gli adoratori della Croce divengono "martiri" perché:

— colpiti dalla concretezza dei fatti di 2000 anni fa e dalla fedeltà che la Chiesa ha mantenuto ai fatti di allora fino a oggi, con opere concrete, pur non apparendo la precisa testimonianza storica dei Vangeli;

— colpiti dalla grande differenza tra la civiltà di allora e la civiltà costruita dalla Chiesa nei secoli, provocando anche l'invidia molto efficace del mondo per ciò che Gesù Cristo a compiuto ma è impossibile agli uomini, per cui la Chiesa non deve lasciarsi più bloccare dalle accuse di colpe passate, in realtà lievi;

— ricostituendo la testimonianza storica insieme a queste testimonianze pratiche, sono in grado di trarne le conseguenze con opere "splendide". Anche questo è martirio, necessario oggi per poter rendere ragione della concretezza.

 La Chiesa, mentre ci si rende conto dell'inadeguatezza della comprensione tradizionale della verità cristiana e si apre grande spazio alla concretezza;  nello stesso tempo che la verità si annacqua, c'è bisogno di vero "sangue". I veri credenti saono in ginocchio ai piedi della grande croce, non rivolti verso il mondo: dal mondo non viene testimonianza senza la Croce. Tutti sotto la Croce possono testimoniare qualcosa di vitale. Molti, a partire da 2000 anni fa ma forse dall'inizio dell'umanità, da Adamo, hanno riconosciuto l'Albero della Vita, vi hanno dedicato tutto se stessi. Ma ora sono stati resi capaci in modi diversi di dargli testimonianza.

(20)(Vedere Ap 6,9-11) Il Papa e i consacrati della Chiesa sono "saliti", a fatica e bisognosi di riscoprire la propria verità, ma costantemente, fino alla più netta concretezza della Croce di Gesù Cristo, lasciando man mano ciò che confondeva, riscoprendo la "Croce" concreta come quando era appena stata "fatta" e come la realtà quotidiana, fino ad adorarla con senso della realtà.

Si tratta di persone di ogni estrazione, di ogni tribù, popolo, lingua e nazione, che sotto la guida del Papa, da Pietro fino a oggi, hanno conosciuto l'Albero della Vita.

La Croce ha unito molti, come segno di vita degno di fede, persone di categorie e convinzioni diverse.

Hanno creduto uno per uno nell'anima e non in massa, sotto la Croce di Gesù morto, la quale è però Albero di Vita.

Coloro che vengono "uccisi" sotto la Croce, vale a dire colpiti da verità concrete, tanto reali che toccano e fanno vivere perfino fisicamente, non sono  necessariamente persone reali, ma sono simbolo di testimonianze odierne e antiche.

Così coloro che vengono "uccisi" con "spari" sono i testimoni recenti: le opere dei diversi credenti, miracoli, apparizioni e i 45 milioni di cristiani martiri nel XX secolo.

"Uccisi" con "frecce" sono i testimoni antichi: i Vangeli, Gamla e l'Apocalisse, i martiri degli inizi cristiani, le numerosissime persone che hanno ascoltato Gesù nei secoli e lo hanno seguito con la loro vita, senza averlo visto. Una testimonianza particolare è la Sindone, che è l'immagine di Gesù "morto", ma ce lo restituisce reale.

Con il Papa tutte le testimonianze vengono raccolte in atteggiamento di adorazione sotto l'Albero della Vita: Scrittura e Tradizione viva, unite e comprovate dalla testimonianza, per tutti quelli che si avvicinano a Dio.

Sotto i due bracci della croce c'erano due Angeli, ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano,

(23)I "due bracci della Croce" erano già stati indicati dalla Madonna a La Salette.

 Con le testimonianze dei martiri, le anime dei credenti tiepidi, di ogni tipo, si avvicinano all'unico vero Dio, si "animano" e dalle testimonianze vengono "irrigati".

I due angeli indicano soltanto che le testimonianze devono essere raccolte in modo valido e atto a rendere a ogni religione il massimo del suo splendore ("cristallo"), sia a "quelli delle tenaglie" che a "quelli del martello", anzi non si vede più niente che accenni alla distinzione tra braccio "sinistro" e "destro".

Certamente il "cristallo" ci ricorda di essere trasparenti nel raccogliere le testimonianze, perché nasca reciproca fiducia tra i credenti nell'unico Dio, ma ritengo che il "cristallo" richiami soprattutto il simbolo del "cristallo" e del "vetro" nell'Apocalisse: lo splendore che può esprimere ogni popolo, lingua, tribù e nazione.

Mentre il primo angelo rappresenta due gruppi di persone, ed è segno di divisione, qui i due angeli riuniscono sotto la Croce ciò che è separato e in contrasto: tutte le persone delle due "parti sociali" che noi vediamo concretamente nel mondo.

Notiamo inoltre che ambedue gli "angeli" compiono gli stessi gesti, come facevano i "due ciechi di Gerico" nel vangelo di Matteo (Mt 20,29-34). Questo sembra dirci che la Provvidenza ha indotto gli scribi di Matteo a cambiare tutto quello che potevano, rispetto al racconto storico di Luca e Giovanni, perché rendendoci "ciechi" nell'interpretare i Vangeli, fossero possibili opportunità per le Genti (Lc 21,24) quasi di nascosto dagli Ebrei.

Ora, concesse queste opportunità, sembra ci voglia guarire dalla cecità e ristabilire la comprensione più piena del Nuovo Testamento. I fatti testimoniati da questi libri permisero, agli inizi della Cjhiesa, 30 anni di pace tra gli Ebrei, i Cristiani e le Genti.

 Le "anime", nella visione, sono soltanto quelle dei "cadaveri" della "città", e alla fine si avvicinano tutte a Dio, Ebrei e Gentili "di ogni tribù, lingua, popolo e nazione". Le anime, tornate in movimento verso Dio, sono evangelizzatori che tornano in azione.

La simmetria, "angelo" - "città" - "due angeli", ricorda il Prologo di Luca, con il bisogno, prima, e la realtà, poi, della testimonianza storica. Essa era, ed è, valida per ambedue le parti: chi ne ha bisogno e chi la offre.

L'angelo non devoto a Maria resta fuori dallo schermo attivo. È simbolo del bisogno di testimonianza sottinteso nella prima parte del prologo di Luca.

Lo "splendore" è promessa della "nuova città santa Gerusalemme", che ancora qui non c'è, ma di cui c'è una parte molto significativa: "il legno della vita", che è il centro ed è il percorso dell'acqua di vita (Ap 22,1-2).

"Gli splendori dei re (= potenti) della terra (= del popolo d'Israele)", di cui parla l'Apocalisse (Ap 21,24), vengono stimolati "della mano destra di Maria", verranno portati alla nuova Gerusalemme santa.

nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime

I due angeli rappresentano semplicemente uomini di questo mondo, che non compiono fatalmente questo gesto, ma sono invitati a una missione.

Rappresentano anzi l'invito a raccogliere ogni testimonianza valida per l'intelligenza e la volontà delle persone.

Il "sangue" è quello dei "martiri" "uccisi" da "spari" e da "frecce".

che si avvicinavano a Dio».

(22)Non è descritto come le anime dei morti della città si avvicinino a Dio, perché rappresentano le persone che vivono sulla Terra e camminano verso Dio. Sembra di capire che  vadano nella direzione da cui proviene la luce di Dio.

Le anime, che "finalmente" ("ultimi tempi") si mettono in cammino verso Dio, sono sostenute dalle testimonianze originarie e "fondamentali". Sono i martiri a offrire le testimonianze, che gli "angeli" raccolgono, per mettere in cammino le anime.

Il Papa ha pregato per le anime dei cadaveri della città, che ora si avvicinano a Dio, e i due "angeli" ne rinfrancano il cammino.

 Sotto la Croce, Albero della Vita, le due parti si ricompongono, attraverso le testimonianze, e diventano vita che si rinnova.

Superare le "fiamme", degli intelligenti senza Cristo o contrari a lui, è possibile soltanto a quelli che sono devoti a Maria, ma ciò avverrà con "splendore", non di stretta misura.

La visione ha come conclusione l'unità del genere umano in modo ben diverso dall'unità politica o dall'unità entusiasta dei gruppi giovanili.

Ritorna l'immagine della "nuova città santa Gerusalemme", che riunisce chi ora è "con" Gesù e chi gli è "contro". "Sotto i due bracci della Croce" l'umanità può ritrovare unità e pace

I "due angeli" finali, attraverso la testimonianza che fatti di 2000 anni fa sono storici e concreti, coniugano la vera penitenza con tutti gli aspetti della vita.

Il segreto, le parole e i gesti di Maria e dell'angelo apparso in precedenza, completano e semplificano la dottrina e la vita cristiana, per realizzare lo "splendore" rivolto verso "l'angelo".

Perché nel mondo torni pace e unità non è necessario che in tutto il mondo gli uomini si impegnino a fare "penitenza": non ci si riuscirebbe mai.

"Splendore" è anche il fatto, storico o leggendario, della fanciulla musulmana Fatima che sposò il cavaliere cristiano Gonzalo e che ha dato il nome al luogo in cui è apparsa la Madonna ai tre bambini. Questa è storia di splendori delle diverse civiltà e di possibilità di dialogo, come è possibile constatare in alcune iniziative efficaci. La Chiesa dovrebbe trovare il modo di fare suoi i matrimoni di questo tipo, per rinnovare lo "splendore", come fu splendido che Fatima accettasse di diventare cristiana per mezzo del sacramento che consacrò il suo amore.

Lo "splendore" è il centro del Segreto.

 

IL MIRACOLO DEL SOLE

 

Il "sole", nell'Apocalisse, è simbolo del sommo sacerdote di Gerusalemme.

Gesù Cristo è diventato il sommo ed eterno sacerdote che, essendo anche stato immolato come vittima sulla croce, è il Redentore del mondo.

Nel nostro tempo il sommo pontificato di Gesù sembra cadere, perdere consistenza e luce - e ciò fa paura - ma soltanto diventa più "popolare" e diffonde colori e bellezza sulla realtà.

Per gli Ebrei il sommo sacerdote non c'è più dal 70 d.C. e Gesù, per loro, non ha questo ruolo. Per i Cristiani stessi il sommo ed eterno sacerdozio spirituale di Gesù ha un significato difficile.

Gesù Cristo pianse sulla futura caduta di Gerusalemme e distruzione del Tempio, perché era l'oggetto della promessa di Dio. Ma è divenuto Lui il nuovo Tempio e di quello di pietre, costruito da uomini, non ci sarà più bisogno per nessuno.

Vedere il significato di "sole", "luna", "tempio", in Ap 22.

Ritengo che il "miracolo del sole" di Fatima sia un invito a riconsiderare concretamente il rapporto tra il sommo sacerdozio di Gesù e quello dei sacerdoti antichi di Gerusalemme, perché il mondo, dopo un'insistente "pioggia" durata millenni, si ravvivi di "luce variegata". Questo dovrebbe essere il significato del sole che attenua la sua luce e che cade sulla "terra" (d'Israele: questo significa la "terra" nell'Apocalisse).

Oppure il significato può essere che per conoscere il mistero di Gesù Cristo, per comprendere le parole di Gesù e per metterle in pratica diminuisce la necessità che i sacerdoti interpretino e spieghino e tutto diventa più semplice e concreto, "terreno". Ciò è iniziato già con il Concilio. Il mistero di Gesù, la verità cristiana non sono più così difficili da essere riservati al Sommo Pontefice per essere mantenuti integri, mentre la gente cristiana o simpatizzante vi possa accedere soltanto con profondi studi, oppure debba accontentarsi di parteciparvi con il sentimento e l'impegno. Anche il popolo cattolico può comprendere in modo più semplice la Bibbia, attraverso le testimonianze, e può approfondirla senza limiti, ambientandola nella concretezza storica. Ma ciò avviene attraverso la testimonianza concreta, anche se di 2000 anni fa, che è applicazione delle cose di Gesù Cristo a tutta la realtà della vita quotidiana, così che questa sia riempita da una pioggia di "colori". Era la scopo del Concilio Ecumenico Vaticano II ed è un processo in atto da allora, ma da allora ha bisogno del "sangue dei martiri", o "ritorno alle origini" come si diceva. Ecco perché il segreto di Fatima sarebbe stato meglio comprensibile dopo il 1960: c'entra il Concilio.

Giovanni Paolo II è stato definito «Sacerdote Magno», ma si è avvicinato agli Ebrei.

Inoltre ha avvicinato alla gente la figura del sommo pontefice, fino a condividere le grandi umiliazioni di chi è nella malattia più grave.

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«Vimos ao lado de Nossa Senhora um pouco mais alto um Anjo com uma espada de fôgo em a mão esquerda; ao centilar, despedia chamas que parecia iam encendiar o mundo; mas apagavam-se com o contacto do brilho que da mão direita expedia Nossa Senhora ao seu encontro: o Anjo apontando com a mão direita para a terra, com voz forte disse: Penitência, Penitência, Penitência! E vimos n'uma luz emensa que é Deus: "algo semelhante a como se vêm as pessoas n'um espelho quando lhe passam por diante" um Bispo vestido de Branco "tivemos o pressentimento de que era o Santo Padre". Vários outros Bispos, Sacerdotes, religiosos e religiosas subir uma escabrosa montanha, no cimo da qual estava uma grande Cruz de troncos toscos como se fôra de sobreiro com casca; o Santo Padre, antes de chegar aí, atravessou uma grande cidade meia em ruínas, e meio trémulo com andar vacilante, acabrunhado de dôr e pena, ia orando pelas almas dos cadáveres que encontrava pelo caminho; chegado ao cimo do monte, prostrado de juelhos aos pés da grande Cruz foi morto por um grupo de soldados que lhe dispararam varios tiros e setas, e assim mesmo foram morrendo uns atrás outros os Bispos Sacerdotes, religiosos e religiosas e varias pessoas seculares, cavalheiros e senhoras de varias classes e posições. Sob os dois braços da Cruz estavam dois Anjos cada um com um regador de cristal em a mão, n'eles recolhiam o sangue dos Martires e com êle regavam as almas que se aproximavam de Deus».

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La persuasione della testimonianza

 

In Ap 12,11 leggiamo: «Ed essi lo hanno vinto (il mondo) per mezzo del sangue dell’Agnello e con la persuasione della loro testimonianza; e non hanno avuto cara la propria anima, fino a morire (= hanno avuto caro Gesù Cristo più della propria anima, fino a diventarne testimoni)».

Hanno vinto il mondo come Gesù Cristo: «Nel mondo avete tribolazione ma, coraggio, io ho vinto il mondo» (Gv 16,33). Nell'Apocalisse c'è il simbolo del "vincitore", cioè di colui che è convincente, persuasivo, vince il mondo, gli avversari, con la persuasione della testimonianza di Gesù Cristo.

Un'ultima osservazione: i segni che, come il fico, annunciano "il raccolto estivo" del Regno di Dio in modo diverso in ogni generazione (Lc 21,29-36), sono segni compiuti da Dio, non sono segni naturali o sociali. Così, ad esempio, le apparizioni di Maria sono opera del Cielo e non avvengono invano. Non devono essere sottovalutate.

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Perché un segreto?

 

Forse non c'è un significato unico per questa parte del segreto di Fatima, perché il Cielo dà indicazioni diverse alle diverse persone, a seconda del cammino che stanno compiendo. Ma cerchiamo un'interpretazione convincente.

La terza parte del segreto non venne rivelata per molto tempo, perché non se ne comprendeva il significato. La Madonna chiese ai tre bambini di non parlarne con nessuno, presumibilmente perché renderla pubblica non serviva a niente: occorrevano condizioni appropriate che si sarebbero verificate con il tempo (prima la tv, nel 62 il Concilio, nel 68 scavi a Gamla, negli anni 90 la diffusione del computer, ora serve "raccogliere il sangue dei martiri" e "irrigare le anime che si avvicinano a Dio", riscoprendo, prima di tutto, che abbiamo un'anima). Per molti, sapere che c'era un segreto è stato un monito per convertirsi. Ma doveva servire a qualcosa che si sarebbe capito quando ci fossero stati certi elementi provvidenziali. Soltanto la malattia che ha reso il Papa "mezzo tremulo" e l'attentato, di cui era stato oggetto, hanno convinto Giovanni Paolo II a rendere pubblica questa visione.

Se è stata affidata ai bambini, vuol dire che non ha un significato difficile. Sembra che ormai ci siano molti elementi per comprenderla.

Il segreto ha attirato l'attenzione su quelle apparizioni ed evidenziato lo svolgersi dei disegni dei Cuori di Gesù e di Maria; ha mostrato contemporaneamente, durante un secolo, quali opere sanno compiere gli uomini ingrati verso Gesù Cristo, che perciò rischiano di essere allievi del diavolo e collaboratori del fuoco dell'inferno.

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Segreto e Apocalisse

 

Non è possibile interpretare le apparizioni di Fatima senza confrontarle continuamente con il significato che avevano all'origine i simboli dell'Apocalisse.

Occorre farlo, anche se ci può essere chi non lo vuole o lo sconsiglia.

O così, o niente spiegazione; altre spiegazioni risultano troppo contorte e dispersive per un intervento del Cielo.

Si devono richiamare varie immagini della Bibbia. Come chi ha scritto l'Apocalisse, per farsi capire, ha ripreso il sistema della visione profetica, ben conosciuta dagli ebrei-cristiani, così la visione dei tre pastorelli, per poter essere considerata autenticamente cristiana e realmente utile ai credenti, deve essere confrontata con la Bibbia e la Tradizione, fino a trovare un nesso preciso. 

Già dopo aver riscoperto un po' il senso dell'Apocalisse, si vede diventare semplice e concreto anche quello che dice il segreto di Fatima.

A La Salette, l'apparizione avvenne in sabato, festa ebraica. La Madonna pianse per tutta la mezz'ora dell'apparizione. Era il pianto biblico di Giovanni nell'Apocalisse, attesa di realizzazione delle profezie (Ap 5,4: «Piangevo molto perché non si era trovato nessuno degno di aprire il volume e di vederlo [come profezia]»).

A Fatima la prima apparizione fu il 13 maggio, domenica, festa cristiana. Così ricorda il compimento delle profezie in Gesù e promette la realizzazione di quello che ha profetizzato Gesù stesso.

Queste apparizioni di Fatima ci portano sulla strada giusta per trovare nei Vangeli stessi l'interpretazione che occorre, offerta da Gesù in persona.

Perciò si deve usare il metro di Fatima per interpretare il Nuovo Testamento e, d'altra parte, il Nuovo Testamento per valutare Fatima.

Non serve altro.

Di conseguenza l'Apocalisse torna molto importante, per incoraggiare chi cerca di avvicinarsi a Dio, ma occorre proprio il significato che aveva all'inizio, occorre ricostruire le vicende in cui è stata scritta e in cui sono state scritte tutte le testimonianze su Gesù Cristo, soprattutto i Vangeli.

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La spada folgorante

 

Nei primi capitoli della Bibbia, leggiamo che «(Dio) scacciò  l'uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all'albero della vita» (Gn 3,24). Molti nel mondo sono ancora soggetti alla "spada folgorante". Nei nostri tempi la spada fiammeggiante dell'Angelo sembra voler escludere tutto il mondo dall'Albero della Vita, cioè dalla salvezza donata dalla Croce. Ciò avviene per mezzo della guerra, della fame e delle persecuzioni alla Chiesa e al Santo Padre, a causa dell'ingratitudine che dimostriamo verso Gesù Cristo. Infatti non cerchiamo di conoscerlo in modo più reale e adatto al nostro tempo, per cui non sappiamo apprezzare quello che egli ha fatto duemila anni fa e non sappiamo approfittare concretamente della sua salvezza. Per questo la Madonna, subito dopo aver affidato il segreto, ha chiesto che si preghi dicendo: «...preservaci dal fuoco dell'inferno...».

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"Un poco più in alto"

 

Sono compresi anche diversi cristiani autorevoli che non venerano Maria.

Quelli che con la spada delle propria parola si costruiscono rigorosamente un sistema con o senza Dio; di fatto tengono lontano il mondo dall'"albero della Vita" e, quindi, tengono lontani se stessi dalla chiamata al Regno di Dio. La Madonna ha intenzione di controllare gli effetti infernali di quelle fiamme verso esiti positivi e divinamente splendidi.

L'uomo, al suo meglio, arriva a capire che occorre penitenza.

Non possiamo dimenticare che, nei secoli XVIII, XIX e XX, abbiamo già visto le opere di distruzione e di morte di chi ha voluto fare "cose grandi" ma è stato ingrato verso Gesù Cristo e verso Dio.

L'angelo, apparso tre volte prima di Maria, aveva invitato a fare ciò che gli uomini possono fare con la dottrina che già possiedono: preghiera, sacrifici, sacramenti. È tutto ciò che si deve fare per preparare la misericordia dei Cuori di Gesù e Maria e per parteciparvi.

Il castigo antico si dovrebbe ripetere, per il male compiuto da molti, e l'unico mezzo sarebbe la penitenza; così hanno pensato e detto anche persone cristiane autorevoli.

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Vera penitenza

 

La Chiesa ha sempre richiesto penitenza, per la conversione, e l'Angelo l'aveva chiesta apparendo prima di Maria:

preghiera, sacrifici, sacramenti.

L'Eucaristia in particolare, di cui il Papa ha indetto un anno particolare per il 2004-2005.

Questi sono i mezzi normali attraverso i quali Dio fa passare i suoi doni per l'umanità. Ma sono pure i mezzi attraverso i quali Egli tutela e fa crescere la libertà di ogni persona, anche la libertà dei peccatori, per la cui conversione si deve pregare.

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 Lo "specchio" e la realtà

A questo punto i pastorelli vedono come uno specchio con delle immagini, in una «luce immensa che è Dio». A tale proposito occorre ricordare che il mezzo attraverso il quale si propagano le onde elettromagnetiche non è affatto conosciuto agli scienziati: noi usiamo qualcosa che è nelle mani di Dio, che fa parte della sua luce, senza sapere bene che cosa usiamo. Nel 1916-17 non c'era ancora la televisione, né tanto meno il computer, ma ciò che videro i tre bambini allude proprio a un monitor. Nella luce immensa di Dio, che sa trarre il bene da ogni cosa, anche questi diventano strumenti di misericordia, servono a rispecchiare la realtà in Dio e in Gesù; soprattutto le persone si devono rispecchiare in loro. Mentre la televisione ci rende spettatori e serve soprattutto a farci conoscere ciò che è successo, comprese ricostruzioni degli avvenimenti dei primi tempi della Chiesa, il computer ci permette di essere attivi nel comunicare con tutto il mondo e nel diffondere "il sangue dei Martiri".

Sembrerebbe che le immagini siano qualcosa di inconsistente, ma nel nostro tempo le immagini stanno diventando enormemente importanti. Ciò che vediamo è il tramite tra la realtà e la nostra anima. Addirittura, nell'apparizione a La Salette, i due bambini videro la Madonna come un figura fatta soltanto di luce: l'immagine è già realtà e rappresenta tutta la realtà se è veritiera.

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Il monitor come strumento di misericordia

 

Nel nostro tempo, segnato dai "monitor", come si potrà arrivare all'albero della vita?

Nell'Apocalisse c'è il simbolo del vestito bianco, che significa redenzione: il Papa vestito di bianco rinnova la memoria dell'opera di redenzione compiuta da Gesù Cristo.

Ecco il Papa fare da guida per la Chiesa e per il mondo. Solo lui e le altre guide della Chiesa salgono la montagna, ma sopra "vengono uccisi" anche molti non definiti come cristiani.

Chi guida l'umanità verso la salvezza concreta della Croce, albero della vita, non può da molto tempo mostrare altra realizzazione del Regno di Dio che una "città mezza in rovina", non una realizzazione visibile e facile da prendere come base sicura per la gente credente, mentre siamo sotto il ricatto continuo del fuoco dell'inferno, iniziato in modo evidente con Nerone: ma tutto questo sembra sussistere «finché non siano pienamente realizzate opportunità per le Genti» (Lc 21,24), perché solo con Israele la Chiesa può realizzare il Regno di Dio sulla Terra, come Gesù ha prefigurato: la nuova città santa Gerusalemme. Nella vita della Chiesa, a partire dal I secolo, è rimasta "nell'inconscio" l'immagine di Gamla mezza distrutta, ossia delle prime realizzazioni del Regno di Dio interrotte da Nerone (13 ottobre). Ecco allora che il Santo Padre "prega per le anime dei cadaveri" che sono in grado di testimoniare ciò che Dio ha realizzato concretamente, cioè ricorda la verità della Tradizione nonostante tutte le avversità incontrate dalla Chiesa e i peccati dei cristiani.

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Qualcosa "a metà"

 

Sul cammino verso l'albero della vita, il Papa e tutta la Chiesa attraversano la «grande città mezza in rovina».

Questa "città" ha più di un significato contemporaneamente:

— il mondo;

— ma anche una città particolare i cui abitanti furono martiri, uccisi con frecce.

Una "grande" città potrebbe rappresentare anche le rovine della Gerusalemme antica, tuttavia essa fu ridotta "tutta" in rovina; perciò la "grande città mezza in rovina" rappresenta il "sogno" della "nuova Gerusalemme" coltivato in particolare dalla città di Gamla, grande per la missione che le fu affidata e che rimane intatta benché dimenticata.

Essa non è del tutto in rovina, conserva molte testimonianze di vita e le "anime dei cadaveri" conservano intatta la testimonianza ("cadaveri" e "anime" come nell'Apocalisse, "a causa della testimonianza che portavano").

 

I "più di cinquecento fratelli" di 1 Cor 15,6 sembra fossero proprio uomini di Gamla, ma non erano tutti gli abitanti della città e dovevano continuamente fare i conti con i rimanenti, Ebrei e Gentili.

 

Nell'Apocalisse la "città grande" era Gerusalemme capitale, che ormai è caduta da molti secoli, ma la "nuova città santa Gerusalemme" sarà immensamente più grande. La "grande città mezza in rovina" rappresenta in particolare Gamla (le cui rovine, riscoperte da pochi anni, conservano testimonianze abbondanti della vita degli abitanti), che attendeva e testimoniava la nuova città santa Gerusalemme (oggi non ancora realizzata, ma mezza in rovina nelle menti e nei cuori). La «nuova città santa Gerusalemme» è l'immagine che conclude la Bibbia cristiana: segno della salvezza che la misericordia di Dio ha promesso già in questo mondo; è un segno assai concreto contenuto nella Parola di Dio e nella Testimonianza di Gesù Cristo (Ez 40,2; Ap 22); è una patria per tutti, che potrà essere realizzata, a quanto sembra di capire, dalle guide del popolo ebraico e del popolo cristiano

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Bisogno di comprendere

 

Questo ricorda l'evangelista Giovanni che, nell'Apocalisse «si lamentava molto perché non si era trovato nessuno degno di aprire il volume e di capirlo» (Ap 5,4): non ha alcuna prospettiva cristiana pensare che il Santo Padre si attardi a soffrire per la morte, mentre d'altronde tutti i cristiani pregano per le anime dei morti e non è una novità.

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Testimoni di Gesù morto in croce

 

Nella visione, il Santo Padre ci ricorda, di fronte a Dio, quelle persone che  furono rese capaci di testimoniare, ossia "furono uccise", ma che non hanno potuto farlo perché la loro testimonianza, il loro "sangue" (il significato è nell'Apocalisse), rimanesse nelle loro "anime" finché venisse raccolta. In effetti il Papa desidera che sia rinnovata la comprensione della verità cristiana.

Tra questi "cadaveri" sono compresi i primi "morti", che hanno accompagnato dall'inizio, per un certo periodo, il cammino della Chiesa, ma ora sono impossibilitati a dare testimonianza efficace, come fossero i "cadaveri" dell'Apocalisse, in cui l'anima non può agire, perché la realtà concreta in cui hanno testimoniato è mezza distrutta dal tempo e dalle notizie incerte su di essa. Anche la speranza della "nuova città santa Gerusalemme", che ha attirato per un certo tempo il cammino della Chiesa, si è arrestata a metà cammino ed è "mezza in rovina".

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Martiri di ogni estrazione

 

Tanti altri nei secoli sono divenuti capaci di testimoniare Gesù Cristo, ma la loro testimonianza non si è potuta esprimere in modo adeguato.

Tutte queste persone "vengono uccise" insieme, raccolte da luoghi e tempi molto lontani tra loro. Tra di loro ci sono gli abitanti della "città mezza in rovina": la "città" si trova sul pendio del monte e, perciò, ricorda Gamla. Soltanto a Gamla è possibile che ci siano stati martiri uccisi con  "frecce", come testimoniano, insieme, F. Giuseppe, l'archeologia e il capitolo 6 di Govanni.

Tutti insieme vengono rese testimoni validi, sicuri, della vita concreta che viene dalla Croce, albero di vita. Essi non possono tornare indietro, "rivivere" in altro modo, come se non ci fosse stata la testimonianza.

La loro testimonianza, valida e ferma, viene diffusa sulle "anime che si avvicinano a Dio".

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Due innaffiatoi di cristallo

 

I due angeli sotto i due bracci della Croce non sono veri angeli, ma simbolo dell'impegno che si devono prendere gli uomini cristiani e, forse, ebrei.

A spiegare che cosa rappresentino i due bracci della croce è l'apparizione a La Salette, dove la Madonna aveva appesa sul petto una Croce sui cui due bracci c'era, dalla parte sinistra, un martello, dalla parte destra un paio di tenaglie.

Il significato poi è semplice: a Maria sono cari tutti, li porta sul suo Cuore Immacolato nella Croce di Gesù,

- quelli del martello, cioè le persone che hanno voluto inchiodare Gesù alla croce: Ebrei e Romani,

- quelli delle tenaglie, cioè le persone che hanno voluto schiodare Gesù dalla croce: i Cristiani e tutti quelli che ammirano Gesù Cristo.

Le testimonianze su Gamla sono state raccolte tutte da Ebrei: F. Giuseppe, ebreo, ha scritto la sorte toccata alla città nel 66-67 d.C., gli archeologi ebrei hanno effettuato scavi tra le rovine a partire dal 1968.

Ma i Cristiani devono raccogliere le testimonianze connesse a quelle raccolte dagli Ebrei.

Gli "innaffiatoi di cristallo" indicano l'attenzione che si deve avere nel raccogliere le testimonianze e nel distribuirle. Nell'Apocalisse il "cristallo" sembra indicare gli splendori di "ogni tribù, lingua, popolo e nazione", mentre il "vetro" sembra rappresentare la fede ebraica in Dio, la verità dell'Ebraismo. Dunque è necessario raccogliere le testimonianze con fedeltà al vero Dio e con attenzione a ogni persona, cultura e religione.

In particolare, Ebrei e Cristiani sono inscindibilmente coinvolti dalla Croce. I simboli del segreto di Fatima sono strettamente legati a quelli dell'Apocalisse.

Il dialogo tra Ebrei e Cristiani è richiesto da ciò che venne fatto a Gesù Cristo. È codificato già nell'Apocalisse e in quella direzione si deve cercarne il progresso.

Mi pare che gli Ebrei, accogliendo Gesù come Messia, potrebbero mantenere le loro tradizioni, perfino per quanto riguarda il giorno di festa. In Mt 28,1, traducendo attentamente, leggiamo: «Il sabato tardi, nell’ora che si affaccia sul primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a vedere il sepolcro»... e Gesù era già risorto.

Inoltre, al tempo in cui fu scritta l'Apocalisse i Cristiani non riposavano la domenica. Se erano Ebrei riposavano il sabato, se erano Gentili non avevano un giorno di riposo; ma celebravano insieme il mistero di Gesù la domenica mattina, prima del lavoro. Ora gli Ebrei potrebbero riposare il sabato e celebrare il sabato sera, che è già domenica.

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Testimonianze valide

 

Infine, il sangue di coloro che sono saliti fino alla cima del monte della Croce, e sembra abbiano perso la vita sotto l'Albero della Vita, diventa ristoro per le anime che si avvicinano a Dio.

Questi Martiri, di Gamla e dei seguenti venti secoli, vengono "uccisi" con le armi del mondo: tutti simbolicamente e molti realmente. L'Apocalisse (6,9) suggerisce l'interpretazione di questa immagine: coloro che hanno creduto in Dio vengono provati con le difficoltà del mondo, perché siano pronti a rendere una testimonianza valida per il mondo stesso. E, senza riscoprire il significato originale dei simboli dell'Apocalisse, non era possibile decifrare l'immagine in senso positivo.

Le anime dei martiri non possono essere escluse, come se essi avessero reso testimonianza soltanto per gli altri: anch'essi ricevono conferma e testimonianza dai fatti che hanno visto e dalla vita cristiana che hanno potuto vivere. 

La parola "martiri" significa "testimoni" e sono "martiri" anche, in modo eccellente, gli Evangelisti.

Non dobbiamo attenderci più fatti spettacolari, come intervento del Cielo o come malefatte degli uomini, dobbiamo impegnarci, momento per momento, a raccogliere e distribuire "il sangue dei Martiri". Se vogliamo essere grati a Gesù Cristo, ci deve bastare questo per cambiare ciò che non va bene.

I Martiri, «uomini e donne di varie classi e posizioni», i diversi testimoni, forse non solo cristiani, offrono ristoro con la testimonianza della loro vita («sangue») a tutte le anime che si avvicinano a Dio: a quelle dei morti nella città e a quelle dei martiri stessi, perché trovino vera vita anche nel corpo, sulla Terra, perché, insomma, la salvezza sia visibile nel mondo, si veda il risultato dell'opera di Gesù, ci sia gratitudine verso di lui.

Il segreto ha probabilmente solo lo scopo di invitare a leggere il NT e il sacrificio dei martiri come testimonianza storica, perché nessuno si assumerebbe la responsabilità di parlare del NT in termini diversi da quelli tradizionali. Che senso comprensibile avrebbe altrimenti il segreto? Deve essere facile da capire, perché affidato ai bambini, una volta sopraggiunte le condizioni a cui voleva rivolgersi. Il Cielo non vuole certamente ingarbugliare di più le idee, in interpretazioni complicate quanto intellettuali.

Il segreto stimola e autorizza a fare qualcosa che non si avrebbe il coraggio o la volontà di fare; induce a raccogliere tutti i segni che Dio ha prodotto concretamente nel mondo in vista della sua misericordia, ben distinta dalle opere dei potenti cui appartengono gli avvenimenti sconvolgenti che si sono visti durante questo secolo.

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Testimonianze per chi si avvicina a Dio

 

I martiri sono i testimoni di Gesù Cristo crocifisso e risorto; certamente sono martiri anche gli scrittori del NT. La testimonianza dei diversi martiri rinfranca le anime che si avvicinano a Dio, le anime dei cadaveri della "città" e i martiri stessi. Siccome nel nostro tempo si è quasi dimenticato che le persone sono tali perché hanno l'anima, la visione vuole proprio far pensare alle persone vive nel mondo, che si avvicinano a Dio.

Le persone vive continuano il loro cammino verso Dio, sostenute dalla testimonianza che è stata resa dai Martiri alle parole e alle opere storiche, ma soprannaturali, di Gesù.

Continuano il loro cammino dopo "la morte", ossia dopo la testimonianza data e ricevuta, rafforzate, sicure e libere dagli ostacoli innalzati dal male, dal diavolo. E cambiano il mondo.

In effetti, la visione commenta con i simboli le situazioni quotidiane e non si riferisce all'aldilà. Il segreto non ci offre oscuri presagi, è un invito a diventare attivi, a darsi da fare nel raccogliere le testimonianze dei martiri e quindi a comunicare a tutto il mondo "la testimonianza di Gesù Cristo", insieme alla "parola di Dio". Ci chiede di usare i nostri mezzi, di ogni genere, per uno scopo nuovo, quello di farci sentire Gesù Cristo vicino, concretamente, sensibilmente e non mediante ragionamenti

Sono proprio le testimonianze a realizzare il contatto reale e concreto tra noi e Gesù storico. Ed egli, con le sue parole e opere potenti, è il Sommo ed Eterno Sacerdote che ci mette veramente in contatto con il Cielo.

La Regina del Rosario ci rimanda a Gesù Cristo e, con il segreto, ci ricorda l'importanza delle testimonianze su di Lui.

I fatti storici della vita di Gesù hanno reso partecipi gli uomini della vita immortale del Creatore e Padre. Non approfittarne è ingratitudine profonda verso il Cuore di Gesù, che ci ha avuto cari e si è addossato tutta la fatica della redenzione.

Il Cuore di Gesù e il Cuore Immacolato di Maria, cioè le loro persone storiche e risorte, ci rendono benevoli verso ogni persona e creatura, senza lasciarci perdere nella molteplicità e nella complessità delle cose. L'immagine di Maria, che è apparsa quindicenne, l'immagine di Gesù Cristo nella Sindone, ci rimandano ai fatti storici testimoniati dai Vangeli e comunicano pace, serenità, fiducia, anche fisicamente ai nostri occhi. Così un cristiano, imitando concretamente Gesù Cristo, può accogliere adeguatamente persone di qualsiasi cultura e religione, con carità e con fermezza quando occorre.

Anche con noi stessi occorre essere benevoli. Penso che non sia possibile abbattere l'ego, perché significherebbe uccidere la nostra vita. Il nostro ego è un miscuglio di bene e di male, senza il dono dell'Albero della Vita, la Grande Croce molto concreta come la nostra vita. Ma non possiamo distruggere una parte di noi per far emergere l'altra. Occorre un medico. Noi, come malati, abbiamo bisogno del medico Gesù Cristo che guarisca tutta la nostra persona.

Inoltre, se puntiamo a eliminare l'ipocrisia, non otteniamo alcun risultato: occorre invece uno specchio limpido, Gesù Cristo. Specchiarci in Lui è vera "penitenza". Cercare di guarirci da soli, da ingrati verso Gesù Cristo, potrebbe ottenere ciò che dice il Vangelo di Luca: «Chi vorrà salvare la propria anima, la perderà, ma chi perde la propria anima per causa mia, la salverà» (Lc 9,24). Allora dobbiamo affidarci a Gesù Cristo con gratitudine, per ottenere guarigione, per cambiare noi stessi fino in fondo. Anche il mondo cambia ogni momento attraverso le "anime che si avvicinano a Dio", incominciando proprio dal parlare del messaggio di Fatima.

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Giovanni Conforti

Aggiornato il 23 febbraio 2009


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