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Un video sulla vita di Gesù

Gesù Cristo non è una figura dai contorni sfumati e non ha niente di leggendario. Ciò che è scritto chiaramente di lui nei quattro Vangeli è storico, ma da questi racconti e da altre testimonianze, storiche o archeologiche, possiamo ricavare ulteriori notizie concrete.

Non è la fede a doverci convincere che Gesù è storicamente esistito, che ha insegnato veramente in quel modo e che ha compiuto realmente quelle opere. Ci possono convincere testimonianze storiche valide: questo sembra indicare la terza parte del segreto di Fatima. D'altra parte, se Gesù fosse una figura imprecisa, le sue parole e opere non fossero storiche e chiare, egli non fosse morto e risorto, la nostra fede sarebbe inconsistente e inutile, vana. Infatti la fede è il dono di Dio che ci fa aderire al mistero soprannaturale contenuto nella vita di Gesù, vero e reale, e ci ottiene frutti molto reali dal suo insegnamento e dalle sue opere.

La Tradizione viva della Chiesa cattolica testimonia Gesù Cristo. Per chi crede la Tradizione è vera e sicura, perché è vero e sicuro Lui, che ha promesso l'assistenza dello Spirito Santo. La Tradizione vive e dà vita facendo continuamente memoria delle Parole e opere storiche di Gesù. Se la testimonianza su di Lui non fosse testimonianza valida su fatti storici, la stessa Tradizione non trasmetterebbe la vita che Gesù ha promesso nei fatti, ma un qualcosa di confuso e poco efficace.

In realtà Gesù era un maestro che non limitava assolutamente la libertà dei suoi discepoli. Non insegnava tenendoli chiusi in un'aula e non creava atmosfere particolari. Parlava e agiva nella più grezza realtà. Era un re che aveva potere sulla natura, ma non costringeva le persone.

Oggi, come duemila anni fa, salva nella realtà: dà alle creature un valore e un significato che non si esauriscono.

Conoscere lui, persona storica, toglie spazio a noia, malinconie, disperazioni.

Dalla nascita

Ecco dunque i fatti, desunti dai Vangeli attraverso il confronto con altre testimonianze storiche e archeologiche.

Gesù era nato nei giorni intorno al 25 dicembre dell'anno 3 a.C. L'angelo Gabriele aveva annunciato a Maria, una ragazza che probabilmente aveva tredici anni e otto mesi, l'intervento dello Spirito Santo in lei per generare il bambino, Figlio di Dio.

Anche Elisabetta, parente di Maria, per dono di Dio aveva concepito poco più di cinque mesi prima, con il marito Zaccaria, un figlio che chiamarono Giovanni.

Quando Gesù aveva compiuto un anno, erano venuti dall'Oriente alcuni Magi a cercarlo come «il re dei Giudei che è nato».

Anno 28 - il Battista

Giovanni, figlio di Zaccaria e di Elisabetta, aveva circa trent’anni, allorché una parola di Dio scese su di lui ed egli si recò al fiume Giordano a predicare un battesimo di conversione.

Anno 29 - l'inizio

Anche Gesù, a trent’anni circa, andò da lui per essere battezzato.

In quei momenti la gente poté udire o vedere le Tre Persone divine. Il Padre dal cielo parlò a Gesù, suo Figlio, e lo Spirito Santo scese su di lui in forma di colomba. Il tal modo lo Spirito, come un colombo viaggiatore, portava all'uomo Gesù le parole e opere del Padre.

Dopo questo battesimo Gesù si ritirò per quaranta giorni nel deserto e fu tentato dal diavolo.

Poi tornò al fiume Giordano e Giovanni lo presentò al popolo dicendo: «Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!»

Da quel momento cominciò a radunare intorno a sé i primi discepoli: Giovanni di Zebedeo, Andrea e Simon Pietro, Filippo e Natanaele.

Era il mese di marzo dell’anno 29.

Dopo una settimana fu invitato a un banchetto di nozze a Cana di Galilea, insieme con i cinque discepoli e con sua madre, Maria. Durante la festa compì il primo miracolo: cambiò l’acqua in vino.

Era vicina la Pasqua dell’anno 29 e Gesù si recò in pellegrinaggio a Gerusalemme per la festa. Per la prima volta scacciò i mercanti del Tempio.

Si fermò per dieci mesi in Giudea a battezzare, vicino a Giovanni.

Anno 30 - predica «un anno di grazia»

In febbraio dell'anno 30 passò per la Samaria e tornò in Galilea. Tutta la gente della regione incominciò a conoscerlo.

Giunse a Nazaret e un sabato, nella sinagoga, si presentò come il Messia annunciato dai profeti.

Dopo questi fatti si trasferì a Cafarnao, ospite nella casa di Simon Pietro.

Mantenendo l’abitazione a Cafarnao, Gesù si recò nei dintorni, fino alle sinagoghe della Giudea, a predicare per circa un anno: «l'anno di grazia».

Anno 31 - i Dodici e la predicazione del Regno

Nei primi mesi dell’anno seguente, il 31, sulla riva del lago di Genesaret chiamò quattro pescatori a diventare «pescatori di uomini». Tra questi c’erano tre dei primi discepoli, Giovanni, Andrea e Simon Pietro, che fino a quel momento avevano continuato a svolgere il loro lavoro.

Dopo la festa di Pentecoste dell’anno 31, su un monte nelle vicinanze di Cafarnao, Gesù scelse tra i suoi discepoli i Dodici Apostoli. Quello stesso giorno pronunciò le Beatitudini e il Discorso della Montagna.

In quell'anno Gesù compì il pellegrinaggio a Gerusalemme per la Festa delle Capanne. Avvicinandosi alla città santa si fermò a Betania, dove aveva degli amici: Maria, Marta e il loro fratello Lazzaro.

A Gerusalemme, durante la festa, guarì un uomo, infermo da 38 anni.

In seguito andava per le città e i villaggi della Giudea, della Samaria e della Galilea, insegnando e compiendo miracoli. Un giorno, attraversando il Lago di Galilea, calmò una tempesta.

Approdarono alla riva nella regione dei Geraseni, dove Gesù scacciò da un uomo numerosi demòni; me questi chiesero di poter entrare in un branco di duemila porci che si trovava in quel luogo. Gesù lo permise e i porci si gettarono giù dalla riva nel lago e annegarono tutti. 

Tornato a Cafarnao, il Maestro diede ai suoi Dodici Apostoli autorità sui demoni e li mandò a predicare di villaggio in villaggio il Regno di Dio.

Anno 32 - il Re Gesù

All’inizio dell’anno 32 Erode Antipa, per accontentare la moglie Erodiade, fece decapitare Giovanni Battista, che teneva in prigione da circa due anni.

Poco prima della Pasqua dell’anno 32, con cinque pani e due pesci, Gesù diede da mangiare a una folla di 5000 uomini e di numerose donne e bambini. I pezzi di pane rimasti riempirono dodici ceste.

Quel giorno alcuni uomini, avendo visto il miracolo che Gesù aveva fatto, compresero che Egli era «il profeta che doveva venire» e volevano «rapirlo per farlo re».

Da questo momento molti erano convinti che Gesù dovesse andare a Gerusalemme per farsi proclamare re. 

Nel mese di maggio, salì su un monte con Pietro, Giovanni e Giacomo e avvenne la trasfigurazione.

Gesù stesso, nel mese di giugno, assunse ufficialmente il ruolo regale e stabilì un vessillo, per andare nella Capitale al momento opportuno (Lc 9,51, nella pagina Gesù Cristo).

Il primo viaggio di Gesù a Gerusalemme, nel suo nuovo ruolo, fu il pellegrinaggio per la festa di Pentecoste, quando insegnò il «Padre Nostro» ai suoi discepoli, sul Monte degli Ulivi.

In quell’occasione fu invitato a mensa da un fariseo e, durante il pranzo, rimproverò aspramente i farisei e i dottori della legge, che incominciarono a odiarlo, tanto che egli temeva di essere ucciso dai Giudei e si ritirò in Galilea.

Per la festa delle Capanne tornò a Gerusalemme di nascosto, ma poi guarì nel Tempio un uomo cieco fin dalla nascita.

Ormai Gesù andava a Gerusalemme per ogni festa, per esercitare il suo ruolo di Signore (Re) e Maestro. Lo fece anche alla festa della Dedicazione, nell’inverno dell’anno 32.

Sempre più avversato dai Giudei, andò a predicare in Perea, nei luoghi in cui Giovanni Battista aveva battezzato. Molti credettero in lui.

Poi si recò per qualche settimana in Galilea, dove raccontò anche la parabola del “figlio prodigo”, quindi, passando tra la Galilea e la Samaria, tornò in Perea.

Anno 33 - la Croce e la Risurrezione

Dalla Perea Gesù partì per fare una breve visita a Betania, lontana circa tre chilometri da Gerusalemme, e risuscitò il suo amico Lazzaro.

I sommi sacerdoti e i farisei della Capitale, vedendo che molti seguivano Gesù per il miracolo che aveva compiuto, decisero di ucciderlo, avendo capito che la gente lo voleva acclamare re.

Egli allora si ritirò a Èfraim, una ventina di chilometri più a nord, e si preparò all’ingresso trionfale in Gerusalemme.

Giunto il tempo della Pasqua, partì con i discepoli e, passando per Gerico, salì alla città santa per il pellegrinaggio.

Quando stava entrando a Gerusalemme, i discepoli e la gente lo acclamarono dicendo: «Osanna al Figlio di Davide, benedetto il Re che viene nel nome del Signore!». Era il 29 marzo dell’anno 33.

Esercitando anche il suo ruolo di Maestro, Gesù discusse a Gerusalemme con i sommi sacerdoti, gli scribi, i farisei e i sadducei.

La sera del 2 aprile, celebrando con i suoi Apostoli la cena della Pasqua ebraica, istituì l'Eucaristia, segno della Nuova Alleanza.

Dopo la cena dettò a Giovanni il suo ultimo insegnamento.

Poi si diresse nel giardino del Getsemani a pregare, insieme ai Dodici, e chiese a Pietro, Giacomo e Giovanni di vegliare un'ora con lui.

Intanto Giuda, il traditore, venne con alcuni uomini armati.

Questi arrestarono Gesù e lo condussero davanti al sommo sacerdote, quindi nel Sinedrio. Fu giudicato e si decise che doveva morire.

Lo portarono davanti al procuratore romano Ponzio Pilato.

Pilato non trovava alcuna colpa in lui, ma i capi sobillarono la folla perché chiedesse la condanna alla morte di croce.

Pilato, per convincere la folla e cercare di liberare Gesù, lo fece flagellare. Ma la gente urlava sempre di più e il procuratore si lasciò convincere a emettere la condanna. 

Gesù Cristo fu crocifisso il 3 aprile dell’anno 33, il giorno prima della grande festa di Pasqua, che quell’anno si celebrava in sabato; ma il 5 aprile risuscitò a vita nuova.

Le apparizioni sono una prova che Gesù è veramente risorto. Egli non apparve a tutta la gente, ma ai suoi discepoli. Con loro mangiò e bevve. Tra loro c'erano anche dei pubblici ufficiali e insieme poterono dare testimonianza a tutti.

Il mattino del giorno della risurrezione apparve a Maria Maddalena, poi alle altre donne.

Il pomeriggio, mentre due discepoli andavano da Gerusalemme a Emmaus, si unì alla loro conversazione, ma essi non lo riconobbero. Si accorsero che era Lui quando spezzò il pane come nell’ultima cena. Uno dei due si chiamava Cleofa e l’altro, probabilmente, era lo stesso evangelista Luca che racconta l’episodio.

Intanto Gesù apparve anche a Pietro.

La sera comparve a porte chiuse nel Cenacolo, dove si erano riuniti i suoi discepoli, e mangiò un po’ di pesce davanti ai loro occhi.

Quella sera stessa Gesù salì al cielo dal Padre, ma per quaranta giorni tornò a farsi vedere dai discepoli, offrendo molte prove della sua risurrezione. Parlò con loro delle cose del Regno di Dio, mangiò e bevve con loro.

Infatti, otto giorni dopo essere risorto, apparve ai discepoli e diede a Tommaso la possibilità di vedere e toccare i segni delle ferite nelle mani e nei piedi.

Passata ancora una settimana, apparve agli Undici su un monte, dalle parti delle Galilea, come aveva promesso durante l'Ultima Cena. Su quel monte erano presenti «altri» (vedere Mt 28,17, in Gesù Cristo); c'era dunque un centro abitato, che si può identificare con Gamla. Una parte degli abitanti della città si riunì per incontrare Gesù: si trattava probabilmente dei «più di cinquecento fratelli» ricordati da S. Paolo (1 Cor 15,6). Egli li inviò, con gli Undici, ad ammaestrare e battezzare tutte le genti.

Infine, passati quaranta giorni, Gesù salì al cielo definitivamente dal Monte degli Ulivi. Due uomini in bianche vesti rassicurarono gli Apostoli dicendo: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto così fino al cielo, ritornerà allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo»(At 1,11).

Giovanni Conforti

Aggiornato il 15 settembre 2008

   

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