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Dal Vangelo secondo Marco.

Mc 1,1-8

 

1Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio. 2Come è scritto nel profeta Isaia:

Ecco, io mando il mio messaggero davanti a te,

egli ti preparerà la strada.

3Voce di uno che grida nel deserto:

preparate la strada del Signore,

raddrizzate i suoi sentieri,

4si presentò Giovanni a battezzare nel deserto, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. 5Accorreva a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. 6Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, si cibava di locuste e miele selvatico 7e predicava: "Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non son degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali. 8Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo".

 

Introduzione

 

Vedere l'introduzione generale.

 

 

Perché il Vangelo di Marco?

 

Quale autore scriverebbe “qui incomincia il mio libro”, oppure “qui inizia l’importante argomento di cui trattiamo”?

Perché dunque avrebbe dovuto fare questo l’evangelista Marco? Sì, noi siamo abituati a considerare gli evangelisti come personaggi misteriosi e un po’ avulsi dalla realtà, ma non fino a questo punto.

Allora che cosa vuol dire l’evangelista?

Verifichiamo  se il termine greco “archè”, usato da Marco, può essere tradotto diversamente.

Il vocabolario ci dice che la Bibbia dei Settanta usa questa parola con il significato di “totale”, “ricapitolazione”.

Allora comprendiamo meglio.

Marco doveva spiegare perché si era messo a scrivere anch’egli un racconto del ministero di Gesù e ha precisato che si trattava di una ricapitolazione, di una sintesi degli altri tre Vangeli. In seguito, leggendo il suo libro, possiamo constatare che ha proprio tale caratteristica.

Il primo versetto è perciò un titolo: «Sintesi della straordinaria predicazione di Gesù Cristo, Figlio di Dio».

 

Dal titolo all’opera

 

Subito, in poche parole, Marco racconta pure “l’inizio” della vita pubblica di Gesù, senza tralasciare alcuno degli aspetti che troviamo negli altri Vangeli.

I Profeti avevano predetto che sarebbe venuto l’inviato di Dio, inoltre dalle profezie si ricavava l’annuncio che ci sarebbe stato un precursore del Messia.

In effetti, Giovanni Battista non si comportava come gli altri maestri, ma, obbedendo alla parola di Dio, come profeta, dava l’esempio di penitenza per i peccati.

Chiedeva a tutti di pentirsi, perché veniva uno molto più grande di lui.

 

Origini di un rito indispensabile

 

Notiamo che le persone si facevano battezzare «confessando i loro peccati», come ci racconta Lc 3,10-18.

Il sacramento della Penitenza, o Riconciliazione, ha radici ebraiche, prima che Gesù trasmettesse ai suoi discepoli il potere effettivo di perdonare i peccati.

Si trattava di una confessione pubblica, ma non è conveniente e nemmeno possibile, confessare sempre i peccati in pubblico.

Tuttavia il peccato che una persona commette danneggia la natura umana e le altre creature, offendendo il Creatore.

Perciò, nonostante tutte i rimedi della scienza, il peccato può essere cancellato soltanto da chi è “padrone” di tutto ciò che è stato danneggiato.

Prima ancora di Gesù c’era la consuetudine di confessare i peccati, perché il perdono si può ottenere riallacciando l’amicizia con la comunità e con Dio, proponendosi di rimediare al male fatto.

La Chiesa ha stabilito un rito che appare privato, ma in realtà è pubblico, perché il sacerdote confessore rappresenta Dio, la Chiesa, la creazione che, in Cristo, ci perdonano i peccati.

Mi si permette, da credente laico, di dire che è urgente, molto urgente, che la Chiesa ricomprenda, rispieghi e riviva questo specifico Sacramento?

 

 


  

 

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